DALLA PAGINA AL GRANDE SCHERMO: I FRATELLI TAVIANI

LA MASSERIA DELLE ALLODOLE

LIBERAMENTE TRATTO DAL ROMANZO OMONIMO

di Antonia Arslan – Armenia e questione armena

Introduzione

Il film del 2007 prende lo spunto dall’omonimo romanzo della scrittrice italiana, Antonia Arslan, di origine armena.

Non è la fedele trasposizione in immagini del testo, anche perché i nomi dei protagonisti sono cambiati e qua e là ci sono particolari diversi, con un esito finale che risponde maggiormente alla visione che della storia hanno i fratelli Taviani.

Il racconto scritto riguarda la famiglia della scrittrice, anche se pure lei si permette aggiunte, necessarie per dare risalto soprattutto a certi personaggi, in modo particolare le donne, che sono le vere protagoniste della storia.

Sullo sfondo storico c’è il grande genocidio armeno del 1915, il primo del secolo XX, perpetrato in Turchia contro questo popolo cristiano, minoritario nella grande Turchia mussulmana, dove ben oltre le motivazioni di carattere economico affiora quel tipo di nazionalismo che infestava l’Europa e che ha condotto al primo conflitto mondiale. Anche la Turchia uscita dalla guerra e già minacciata nel suo rinascere proprio dalla possibilità concreta di sparire dalla carta geografica senza riconoscimenti di sorta, cerca la sua sopravvivenza colpendo quelle minoranza a cui sono attribuite le colpe del collasso di questo Impero, che tale era e che non fu mai più, con la nascita di una Turchia laica e repubblicana.  Leggi tutto “DALLA PAGINA AL GRANDE SCHERMO: I FRATELLI TAVIANI”

I prodromi del fascismo.

Introduzione: nel periodo successivo alla fine della guerra

Finita la guerra in modo vittorioso e con il proclama trionfale di Armando Diaz, l’Italia non solo poteva tirare il fiato dopo anni di sofferenze e di disagi, con la paura di rimanere travolta dopo Caporetto, ma poteva anche guardare al futuro in maniera positiva, se non altro perché gli obiettivi prefissati con la guerra si erano raggiunti. In realtà poi si viene a sapere che non tutte le rivendicazioni territoriali possono trovare accoglienza e, sulla base dei principi di Wilson, l’Italia appare la più penalizzata. E comunque non si poteva pensare che una guerra così devastante si potesse dimenticare o lasciare alle spalle, solo perché i confini nazionali erano stati raggiunti. Semmai i problemi vengono subito ad esplodere, sia per la concomitante pressione che veniva alle classi del proletariato dall’esempio trainante di ciò che avveniva in Russia, anche se là non tutto procedeva nel migliore dei modi, sia perché una generazione di giovani, mandati alla sbaraglio sui fronti e rientrati o dalla prigionia o dall’esperienza militare, si aspettava una specie di riscatto sociale, che la rivoluzione proletaria in Russia faceva presagire. All’euforia per la vittoria seguono giorni di attesa per la piega che potevano prendere gli eventi sia sul fronte interno, dove la base popolare premeva per poter contare nelle scelte decisionali, sia sul fronte estero per le decisioni che i vincitori avrebbero preso sul nuovo assetto europeo. Se gli Stati, usciti sconfitti dalla guerra, apparivano più che mai in crisi con il rischio dello scontro sociale come era in atto in Germania, con il rischio della dissoluzione come stava avvenendo in Turchia, e con la completa sparizione come succedette nei territori dell’Impero asburgico, non si trovavano in condizioni migliori gli Stati vincitori, e, tra questi, soprattutto l’Italia, che si sentiva tradita proprio nelle sue aspirazioni, quelle che l’avevano indotta ad entrare nel conflitto con l’Intesa, abbandonando l’antica Alleanza. I riflessi sono soprattutto di natura sociale, ma diventano poi anche squisitamente politici. E il turbamento sociale si riflette con l’apparire sull’orizzonte di nuovi soggetti politici, i quali reclamano una posizione coerente con la loro rappresentanza, contro l’apparato governativo e statale che appariva stantio perché appartenente al sistema precedente, ormai tramontato. Lo Stato, condotto fin qui da una classe dirigente “liberale”, che trovava soprattutto in Giolitti e nella sua politica l’espressione migliore, risultava incapace di comprendere i tempi nuovi e di rispondervi. 

… Quella primavera del 1919 faceva sbocciare, come avrebbe scritto in prospettiva storico-politica Ivanoe Bonomi (1873-1951), “tre movimenti nuovi e vitalissimi per le sorti italiane: il deciso orientamento del socialismo contro il bolscevismo russo, il sorgere dei fasci di combattimento e la organizzazione dei cattolici nel nuovo Partito Popolare”. (Bianchi p. 15)

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LA RIVOLUZIONE RUSSA.

LA SITUAZIONE DELLA RUSSIA PRERIVOLUZIONARIA
Nel 1917 ci sono ben due rivoluzioni in Russia,quella di febbraio e quella di ottobre, anche seper il calendario gregoriano devono essere collocate rispettivamente nel mese di marzo e dinovembre.
IL SISTEMA DEGLI IMPERI EUROPEI
L’Impero zarista è coinvolto nella prima guerra mondiale che si sta conducendo senza risultatipositivi, nonostante l’iniziale occupazione della Galizia austriaca, che poi dovette essereabbandonata. Possiamo dire che questo conflitto è divenuto davvero europeo e poi mondiale,perché la Russia si era proposta di difendere la Serbia, in quanto nazione slava, sottoposta ad
un ultimatum umiliante dopo l’assassinio di Sarajevo. Il sistema di alleanze ha poi determinato il coinvolgimento di altri governi.
Fra le potenze europee, il grande Impero zarista non era meno “malato”, o mal ridotto, di altri Imperi, che pur sono destinati poi a crollare, non avendo alla base una omogeneità “nazionale”, che costituiva il collante dei sistemi costruiti nell’Ottocento.
La stessa Germania che pur si presentava come Impero aveva comunque quel senso di appartenenza, se non altro linguistica e culturale, che faceva superare le divisioni statuali conservate fino alla dichiarazione del Reich nel 1871 e che in parte continua a sopravvivere nel sistema federale attuale. L’Impero zarista era nelle medesime condizioni di quello asburgico,
che tale viene definito proprio perché l’elemento di coesione è solo la dinastia dominante; ed era così anche l’Impero ottomano, già rovinato nei suoi possedimenti europei, ma non da meno in difficoltà nelle regioni mediorientali dove il variegato mondo arabo voleva affrancarsi.
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UTE – RIVOLUZIONE SOVIETICA(6)