La nascita dell’Europa: secoli V-XIV

SPIEGAZIONE DELLA “EUROPA REGINA”

Il concetto di “res publica christiana” ha una forte valenza giuridica, perché vuole considerare l’insieme dei territori europei divenuti una sola realtà, per quanto i particolarismi non vengano mai messi in discussione. Non si parla di Europa unita, quanto piuttosto di una “cosa comune”, che diventa un bene comune, in cui tutti si ritrovano e si sentono accomunati. L’elemento che li congiunge è di fatto lo spirito cristiano, anche perché, al di là del Mille, si dà come acquisito (ma non dovunque è così) che la fede cristiana abbia coinvolto tutte le genti, anche quelle più periferiche. Trattandosi così di una casa comune, per tutti gli abitanti che, avendo in comune la fede, si riconoscono eguali, è spesso facile che si voglia dare di questa realtà una immagine o una raffigurazione personale. Di qui l’Europa regina, che ha la fisionoma di una nobildonna, ormai divenuta una sovrana che può dominare ovunque. Essendo questa rappresentazione una allegoria riprodotta nel XVI secolo, quando la cartografia aveva fatto notevoli progressi, grazie anche ai viaggi esplorativi un po’ ovunque, essa vuole idealizzare la posizione e la funzione dell’Europa nel contesto storico di quel secolo. Essa gode delle insegne imperiali, rappresentando il mondo europeo all’epoca di Carlo V, secondo categorie allegoriche. Ovviamente la testa è la penisola iberica, e in particolare la Spagna, che, dominatrice dei mari e delle nuove colonie, è a capo di tutto. Sul collo compaiono i Pirenei che la separano dalla Gallia (Francia), sotto la quale si estende la Germania, che comunque è nel cuore, visto che Carlo V è l’imperatore “tedesco”. Sotto, nel ventre e nei piedi, si estendono gli altri popoli: C’è la Dania (Danimarca) che è il braccio sinistro con in mano lo scettro, perché for-se qui si devono vedere anche le Fiandre, territorio caro a Carlo V perché vi era nato. Sotto ancora si leggono: Boemia (nel cuore), Vandalia, Ungaria, Polonia, Sclavonia, Lithuania. Livonia, Macedonia, Bulgaria, Moscovia, Morea, Grecia, Scythia, Tartaria. L’Italia ha un ruolo a parte, perché, invece di essere uno stivale, è il braccio destro che ha in sé come ossatura gli Appennini. In mano ha il globo, simbolo dell’Impero universale, dove è scritto Sicilia, ricordando che, con Federico II, Palermo era davvero la capitale dell’Impero e del mondo di allora. Attorno, separati dai mari stanno alla nostra destra le isole britanniche e la Scandia o Scandinavia. E dalla parte opposta si estende l’Africa e, separata dalla Grecia e dal Ponto Eusino, la punta dell’immenso continente asiatico, con lo stretto dei Dardanelli. Qui ormai il Medioevo è concluso e tuttavia in questa raffigurazione simbolica possiamo riconoscere come veniva considerata allora l’Europa in tutta la sua magnificenza: una realtà unica tenuta insieme dalla fede comune.

INTRODUZIONE

Ben oltre la narrazione di ciò che succede nei secoli appartenenti al “periodo di mezzo”, come deve essere inteso il “Medioevo”, secoli attorno al Mille, e che si estendono per un millennio, noi dovremmo considerare questo periodo, inteso come tempo di passaggio, come l’erede della tradizione romana, che si contamina con quella barbarica, e insieme si avvale della tradizione religiosa, che non fa più riferimento al mondo pagano, ma assume lo spirito cristiano. Dal sistema istituzionale politico raccoglie soprattutto la tradizione giuridica, che vede il riconoscimento della persona come soggetto fondamentale del diritto e insieme il riconoscimento dello Stato come l’elemento che tutela tali diritti e insieme permette un sentire “sociale”. Dal sistema religioso deriva pure una visione che mette al centro, nella spiritualità, la coscienza personale, garantita comunque dal servizio della forma istituzionale rappresentata dalla Chiesa. Proprio le due istituzioni, nell’ambito civile e in quello religioso, l’Impero e il Papato, costituiscono gli elementi di forza di questo periodo, che spesso si affermano in modo imperioso su coloro che risultano sudditi e non cittadini o fedeli, e più ancora si scontrano fra loro per l’affermazione della priorità e della esclusività del potere stesso. Soprattutto a partire dalla lotta per le investiture si sviluppa questo scontro che accompagna il lungo periodo medievale, ormai al tramonto. La Riforma protestante rappresenta l’apice di questo scontro, con il pieno sviluppo delle forme “nazionali”, che superano la visione d’insieme rappresentata dall’Impero e dalla Chiesa. Non per nulla ci si rende conto che con essa si esce alla luce dopo un periodo considerato tenebroso. Oggi, nella suddivisione dei periodi storici si segnalano altri fenomeni, che già tempo prima rivelano un cambiamento radicale ormai in corso e anche già affermato. Gli storici, soprattutto contemporanei, non hanno potuto far altro che registrare la visione dell’età di mezzo, come Medioevo, che per essere così inquadrato richiede che siano riconosciuti il periodo precedente e quello che lo segue, come periodi di “luce”, in relazione prevalente con la classicità, prima vissuta e poi recuperata, che mettono al centro la persona umana e l’Umanesimo, mentre il Medioevo vede al centro Dio, da cui viene fatto discendere il potere civile dell’Impero e il potere religioso della Chiesa. Di fatto questa suddivisione si impone e rimane. Ma nel contempo deve essere resa “giustizia” circa questo periodo tutt’altro che tenebroso e che va inquadrato nella sua reale impostazione.

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San Norberto di Xanten e Sant’Aelredo di Rievaulx

INTRODUZIONE

È impressionante che lo sviluppo demografico ed economico costruito nell’arco di un secolo – oggi potrebbe avvenire in un lasso di tempo molto più veloce – abbia concorso a determinare anche un incremento nell’ambito culturale, soprattutto mediante lo sviluppo delle scuole, come non si era visto dopo l’età di Carlo Magno. Anche in questo settore l’innovazione deriva dai centri monastici che si erano creati in una rapida successione e altrettanto in un progressivo allargamento che coinvolgeva soprattutto i centri cittadini: lo studio, la ricerca, la custodia e soprattutto la lettura dei libri non erano più rinchiusi fra le mura dei monasteri, che in precedenza si costruivano in luoghi spesso isolati e inaccessibili. Ora, anche lo sviluppo urbano comportava che si creassero centri di ricerca: se ancora in zone rurali i monasteri si dedicavano alle attività agricole, in città dove non c’era spazio per simili occupazioni, si apriva lo spazio per quel lavoro intellettuale che dava origine a scuole di pensiero, in cui insegnanti e alunni si facevano ricercatori in quel genere di cultura che diventa col tempo la base per creare l’Università. Questi centri, dove insegnanti e alunni si dedicano insieme alla ricerca, hanno una rapida diffusione nel secolo XII, e più ancora in quello successivo, anche grazie ai nuovi Ordini religiosi, non più monastici, ma conventuali. La prima metà del secolo XII, quella che solitamente viene considerata l’età di Bernardo, vede la crescita dei centri culturali, anche se una certa sorveglianza, persino piuttosto inflessibile, come si riconosce nei processi intentati ad Abelardo e ad altri, crea non poche difficoltà al libero pensiero che in certe scuole già si inseguiva. Bernardo comunque non può impedire che le scuole abbiano un loro rapido sviluppo e che figure di un certo rilievo, anche senza fondare nuovi centri mona-stici e nuove famiglie religiose, diano spazio a quel genere di cultura che illustri medievalisti etichettano come “umanesimo monastico”: al centro della ricerca rimane pur sempre Dio, e la scienza predominante è quella teologica; ma di fatto ci sono anche altri interessi e altre attenzioni che danno origine alle cosiddette “artes liberales”. Così la rinascita non è solo di ordine religioso, anche se il fenomeno culturale deriva da quel mondo e dentro quel mondo si afferma e si amplia, non senza alcune contraddizioni ben evidenziale nel conflitto tra Bernardo e Abelardo, come pure con altri pensatori ecclesiastici, messi a tacere con l’irruenza e l’intransigenza dell’abate di Chiaravalle. Ma i toni aspri non impediscono lo sviluppo …

           UMANESIMO MONASTICO Leggi tutto “San Norberto di Xanten e Sant’Aelredo di Rievaulx”

LA RINASCITA CON SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE.

RIMANI NEL GIUSTO MEZZO

SE NON VUOI PERDERE IL SENSO DELLA MISURA

RESTAR FUORI DELLA MISURA

PER IL SAGGIO E’ COME UN ESILIO

(S. BERNARDO DA CHIARAVALLE)
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INTRODUZIONE

Ciò che appare come aspetto più evidente e più avvertito nel secolo XI è il bisogno di rinnovamento che deve coinvolgere l’intera società, avviata dopo il Mille su strade nuove, più confacenti con lo spirito nuovo che aveva animato un po’ tutti. In modo macroscopico si deve notare come nell’ambito religioso sia forte l’anelito di una spiritualità più profonda e più viva non solo tra le componenti gerarchiche e istituzionali, ma anche a livello popolare. Era quanto mai necessaria la liberazione dei pastori ai più alti livelli rispetto al potere politico, e più ancora rispetto alle tentazioni forti nell’ambito economico e nella sfera affettiva: e qui era stata avviata la riforma che poi avrà il nome di “gregoriana” a motivo di papa Gregorio VII, il quale risultava essere il protagonista più consapevole e più deciso. Ma non di meno si avvertiva la necessità di una seria riforma anche a livello laicale, senza necessariamente che i laici dovessero imboccare una strada di tipo religioso. Il mondo monastico aveva tra i suoi componenti anche dei preti, e gli abati erano spesso rappresentati con a fianco il pastorale, come se il loro potere potesse essere paragonabile a quello di un vescovo; ma di fatto questi religiosi erano senza ordini ecclesiastici, pur assumendo responsabilità che li facevano avvertire come autorità gerarchiche: erano laici, e tali restavano, attirando nuove vocazioni di ordine religioso, non solo per vivere all’interno del monastero, ma per appoggiarsi ad esso nel lavoro di bonifica del territorio. Questa azione di risanamento era considerata determinante nella riforma dei costumi e della società. Si potrebbe dire che il rinnovamento in corso grava sulle spalle di un mondo laicale: i fedeli si rendono conto della necessità di questa azione a partire dal mondo della Chiesa, di cui i laici si sentono parte fondamentale; l’assunzione poi di compiti istituzionali a partire dal mondo monastico e, uscendo da esso, dentro le gerarchie ecclesiastiche, porterà ad un’altra visione dell’istituzione “Chiesa”, e in particolare del Papato, che diventerà nel periodo successivo determinante, anche perché esso si appoggia ai nuovi centri di potere, come sono le città destinate a diventare “Comuni”, per fronteggiare un potere politico che vorrebbe assommare nella persona dell’Imperatore tutte le funzioni istituzionali, da quelle militari, a quelle finanziarie, a quelle giudiziarie, a quella religiose. Così il laicato diventa arbitro centrale della nuova impostazione, anche se il Papa cercherà di avere la responsabilità e di gestire l’azione di rinnovamento, che è alla base della nuova epoca. Leggi tutto “LA RINASCITA CON SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE.”

LA LIBERAZIONE DEL SANTO SEPOLCRO

Canto l’arme pietose, e ’l Capitano
Che ’l gran sepolcro liberò di Cristo.
Molto egli oprò col senno e con la mano;
Molto soffrì nel glorioso acquisto:
E invan l’Inferno a lui s’oppose; e invano
s’armò d’Asia e di Libia il popol misto:
Chè ’l Ciel gli diè favore, e sotto ai santi
Segni ridusse i suoi compagni erranti.

(Torquato Tasso – GERUSALEMME LIBERATA, canto 1)

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INTRODUZIONE

Ci sono alcuni aspetti delle Crociate che non vanno sottovalutati, per comprendere meglio il fenomeno; essi emergono in modo particolare in occasione della prima, che risulta la sola vittoriosa, perché raggiunge l’obiettivo non solo di liberare i luoghi santi dalla presenza musulmana, ma di con-sentire che la presenza occidentale si prolunghi per anni, con l’illusione che tale acquisto potesse risultare duraturo e irreversibile. Era tale l’esaltazione per una simile impresa e vi era un tale fanatismo nel perseguire l’obiettivo, che forse non ci si rendeva neppur conto delle reali condizioni in cui l’impresa veniva assunta e gestita. Essa presentava tali e tanti motivi derivati da un certo fervore di natura religiosa, e perciò non si potevano valutare appieno le ragioni politiche ed economiche dell’impresa stessa. Eppure questo ideale si conserva e si riaccende in diversi periodi storici, come se mai si potesse trascurare l’obiettivo, di alto profilo, che esisteva in tale fenomeno, senza riuscire a dare ad esso la sua vera dimensione. Si deve rilevare che la prima spedizione, quella caratterizzata da una massa fanatica, agitata dalla predicazione religiosa, e la seconda, altrettanto caricata dall’entusiasmo, ma senza una specifica organizzazione, forse per questo spirito di avventura raggiunsero quanto si erano prefissate. Di fatto venivano a mancare coloro che risultavano indispensabili per una impresa di natura militare, che deve essere associata anche a ben chiari motivi politici, come potevano essere uomini in armi legati alle nuove autorità emergenti nel panorama politico. Di fatto l’Imperatore, colui che aveva cercato fin dai tempi dei Carolingi di rappresentare il nuovo mondo medievale che amalgama le popolazioni barbariche con il grande ideale della romanità classica, ne era escluso, perché non voleva partecipare ad un’impresa voluta energicamente dal Papa; quest’ultimo cerca così di accamparsi come colui che sarebbe dovuto essere superiore ad ogni altra potestà. Ma anche i feudatari più in alto nel sistema medievale imperiale non ne riconoscono la necessità, se non ad impresa ultimata. La prima crociata non è affatto organizzata a livello politico da coloro che erano le autorità riconosciute, come potevano essere i re e i signori territoriali. In quanto fenomeno di fanatismo accorrevano coloro che avrebbero potuto acquisire un nuovo spazio, conquistando territori, sui quali fosse loro possibile esercitare una autorità, che invece non appariva a loro aprirsi sul “vecchio” continente, quello del centro Europa. Leggi tutto “LA LIBERAZIONE DEL SANTO SEPOLCRO”

LE CROCIATE

Il fenomeno definito delle crociate nei libri scolastici viene circoscritto al periodo che va dalla fine dell’XI secolo alla seconda metà del secolo XIII, contando di fatto sette spedizioni, tese propriamente alla conquista e alla liberazione di Gerusalemme. Si ha pure di mira la realizzazione di un regno locale cristiano, gestito da occidentali in aperta antitesi con il dominio bizantino, che vede sempre più ridotto il suo campo di azione e di influenza, considerato come eredità della Roma imperiale. Il fenomeno è tuttavia molto più complesso ed ampio rispetto a quello circoscritto ai tentativi messi in atto di liberare il Santo Sepolcro. Esso poi viene considerato come un rapporto conflittuale, mai sopito, neppure quando le armi propriamente tacciono e gli eserciti non si scontrano in campo aperto, tra il mondo occidentale e il mondo mussulmano. Questo è considerato ben oltre quello arabo, con cui noi dovremmo intendere le tribù della penisola arabica. Le crociate per la Terra Santa riguardano la Palestina e di fatto gli islamici di quell’area geografica, dove gli Arabi nella loro conquista, dopo la morte di Maometto (632), si sono insediati. In quel periodo, ma non solo, i mussulmani sono già divisi sia sotto il profilo religioso, sia sotto quello politico, anche se nella grande area mediorientale e nordafricana, come pure nella penisola iberica, si trovavano diverse popolazioni e diversi regni accomunati dalla medesima fede islamica. Così le crociate, indirizzate alla Palestina, a volte prendono anche altre strade, per recuperare i territori caduti sotto il dominio islamico che veniva avvertito come un pericolo, in quanto si prefiggeva, con la conquista territoriale, anche la conversione, più o meno forzata, alla religione maomettana. Il confronto con la jihad, interpretata come guerra santa, come azione militare di conquista delle terre occupate dagli infedeli, induce in Occidente a considerare come unica modalità possibile di riconquista quella di far fronte al nemico con le armi e quindi con la guerra, sempre conservata, anche quando le ostilità non sono dichiarate. Poi, però, il concetto di crociata, e l’azione che ne segue, viene usata anche per altre imprese di carattere militare e cioè contro i nemici dichiarati della Chiesa e anche della cosiddetta “Res publica christiana”, come si definiva allora l’Impero: chi contrastava le due massime autorità che volevano rappresentare l’unità del mondo europeo, costruito sull’ideale della “romanità” e sull’ideale cristiano, era da considerarsi estraneo o eretico e come tale andava contrastato non mediante la persuasione e il convincimento, ma solo mediante la guerra o la condanna capitale, con cui il bubbone pestifero veniva scalzato, perché non inquinasse ulteriormente. Leggi tutto “LE CROCIATE”

LA RINASCITA BENEDETTINA

INTRODUZIONE

Il fervore della rinascita, che si avverte dopo il 1000 un po’ ovunque in Europa, è presente in tutti gli ambiti, ma si sviluppa in modo particolare a partire dai monasteri, che già da secoli hanno consolidato la loro presenza e allargato il loro raggio d’azione. Essi si pongono sul territorio come luoghi di spiritualità e di cultura, e più ancora come spazi di lavoro e di aggregazione, aprendo le porte anche a coloro che S. Benedetto definisce “principianti” e che danno origine al fenomeno dei “conversi”, cioè di coloro che vivono dentro o accanto al monastero anche se non emettono i voti e quindi non hanno l’obbligo della preghiera comune. Spesso questi spazi inclusivi possono creare anche difficoltà alla vita di chi fatica a trovare il giusto equilibrio: i monaci, soprattutto coloro che auspicano una stretta osservanza della regola e sono desiderosi di una vita religiosa caratterizzata dal silenzio e dalla preghiera, cercano spazi nuovi e nuove forme di vita. Lo sviluppo del sistema di Cluny, che si era ramificato in tutta Europa con centri piccoli o grandi di vita monastica, era stato usato per la riforma della Chiesa, quella che dal recupero di una spiritualità più viva, cercava anche la “libertà” della Chiesa stessa e degli uomini di Chiesa dalle occupazioni di natura politica ed economica. Il sistema era prosperato finché il Papato ebbe bisogno di un simile apparato; il declino, a riforma non ancora completata, lasciava spazio per la ricerca di altri sistemi monastici. Tutti si rifanno alla regola benedettina e nello stesso tempo esprimono esigenze nuove e una visione della riforma che non si limita agli aspetti esteriori e a quelli della vita attiva o lavorativa, ma si impegnano per una contemplazione più radicata e più rigorosa. Così nascono nuove realtà religiose, destinate però a cambiare anche altri aspetti della vita: anche questi si rifanno a Benedetto, e nello stesso tempo sottolineano nuove esigenze e quindi rispondono in maniera adeguata alle necessità anche in campo civile. Queste nuove abbazie non danno origine al fenomeno unico di Cluny e quindi, anche ad avere qua e là abbazie “sorelle”, non creano più vaste ramificazioni, come succede per Cluny. Semmai si creano altri centri che progressivamente si sentono autonomi, con gli stessi fondatori che spesso escono dalla propria abbazia per andare altrove e realizzare un monastero sempre più confacente con gli ideali più rigorosi della vita monastica. Così andando di pari passo e anche oltre il fenomeno di Cluny, dove gli abati locali sono personaggi di rilievo, si creano nuove realtà, nate per questa esigenza di natura religiosa e poi sviluppate per dare una risposta alle esigenze del territorio in cui le abbazie si trovano. Leggi tutto “LA RINASCITA BENEDETTINA”

La rinascita con Cluny

POICHE’ NOI SIAMO UNITI A TUTTI I CRISTIANI

PER UN’UNICA CARITA’ E UN’UNICA FEDE,

NOI FACCIAMO QUESTA DONAZIONE

PER IL PROFITTO DI TUTTI I CREDENTI

DEI TEMPI PASSATI, PRESENTI E FUTURI

(dall’atto di donazione di Guglielmo il Pio, conte di Macon)

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INTRODUZIONE

La vicenda di Cluny è qualcosa di unico nella storia, perché anche ad essere uno dei tanti monasteri diffusi in Europa, ed essere di stampo benedettino, come sono un po’ tutti, compresi quelli che dopo il 1000 risultano legati a figure di spicco con carismi diversificati, questo presenta una sua configurazione che lo staglia nella sua unicità rispetto a tutti. Cluny svolge fin dagli inizi, e per i primi due secoli, un ruolo decisivo nella storia religiosa, e non solo, configurandosi come un luogo geografico, e non solo, che diventa centrale per la vita europea. L’abbazia, che viene costruita e ingrandita in pochi anni, occupa il cuore della Borgogna, regione ritenuta di confine ma al centro dell’Europa, dove Francia e Germania confluiscono. E tuttavia essa si presenta fin dagli inizi legata strettamente a Roma e dipendente dal Papa, così come i Papi cercano in essa il supporto in una lotta decisiva per la sopravvivenza e per la libertà della Chiesa stessa. Ciò che poteva apparire come uno dei tanti monasteri, ben presto assume una fisionomia che lo distingue dagli altri e gli conferisce un compito di grande portata. Quando la sua missione si esaurisce, il monastero, divenuto una potenza, rimane per secoli il simulacro di questa potenza, sopravvivendo fino alla Rivoluzione, senza che sia più possibile essere per l’Europa il suo cuore e il centro stimolatore di iniziative riformatrici. Così si era imposto dopo il 1000, così rimane per circa un secolo, con un imponente edificio che si conserva grandioso anche a non essere più l’abbazia all’altezza della sua fama. Oggi rimane ben poco di quanto era stato costruito nei secoli IX e X: per quanto si voglia recuperare l’impianto originario, non è più possibile tornare agli antichi splendori e più ancora a recuperare la missione con cui era nata e si era sviluppata. Oggi appare come un masso erratico, mentre in origine era al centro di una rete di monasteri nati e confluiti per costituire una presenza radicata e ramificata, con cui l’Europa cercava di rinascere. Questa irradiazione di monasteri con annessi i cosiddetti siti cluniacensi, offre uno scenario imponente che fa pensare ad un passato glorioso con cui è stata garantita la riforma della Chiesa allora necessaria, e nel contempo dice che ogni riforma necessita di esperienze religiose forti e significative, come quelle che traspaiono dalle vestigia di simili siti. E tuttavia l’unicità di Cluny dimostra che questa esperienza è irrepetibile, ma non per questo deve cadere nell’oblio. Leggi tutto “La rinascita con Cluny”

NUOVI MOVIMENTI RELIGIOSI E SISTEMI ABBAZIALI

INTRODUZIONE: SPIRITUALITA’ MONASTICA E RIFORMA

Il monachesimo, soprattutto nella sua diffusione in Europa, diventa il
fenomeno più importante del periodo medievale, senza il quale non è
possibile raccontare in maniera completa non solo gli eventi, ma quel

cammino di spiritualità e di cultura che si riconosce determinante per il lungo
periodo dell’età di mezzo. Ovviamente il monachesimo è un fenomeno
complesso, sempre in evoluzione, anche se apparentemente appare rigido
con le sue regole, e spesso anche statico, come se non si potessero
verificare al suo interno modifiche profonde e davvero innovative. Nel periodo
che sta attorno al Mille nascono nuovi movimenti di natura religiosa che sono
parte essenziale di una rinascita non solo di natura spirituale ed ecclesiale,
ma anche e soprattutto nell’ambito civile e sociale, per i notevoli cambiamenti
che vengono introdotti a proposito dell’economia e della organizzazione
sociale del territorio. Anche se le nuove famiglia religiose si costruiscono sulla
base dello schema benedettino e la regola di S. Benedetto rimane il testo di
orientamento per tutti, si avverte la necessità di dare una nuova impostazione
allo stesso monastero. Laddove i nuovi monasteri si insediano c’è una
rifioritura del territorio e un vero rinnovamento economico di cui beneficia il
laicato, che fuori delle mura del monastero elabora nuovi sistemi in grado di
svilupparsi con sostanziali benefici per la società nel suo insieme. Una rapida
considerazione dell’evoluzione del sistema benedettino e di altri impianti
monastici può servire a far comprendere meglio l’apporto nuovo che deriva
dalle istituzioni religiose emergenti un po’ in tutta Europa dopo il Mille. Il
contributo di S. Benedetto (480-547) è stato quello di adattare il sistema
monastico orientale, costruito sulle regole elaborate da S. Basilio (330-379), e
vissuto nel deserto, luogo di totale solitudine, al territorio occidentale dove
non si trovava qualcosa di analogo. Leggi tutto “NUOVI MOVIMENTI RELIGIOSI E SISTEMI ABBAZIALI”

PAPATO E IMPERO IN LOTTA TRA LORO.

                                                     INTRODUZIONE

Si può dire che il Medioevo si caratterizza per la lotta titanica fra i due poteri emergenti in questo periodo, quelli cioè che ritengono di essere gli eredi del mondo romano. Crollato l’Impero, soprattutto con la rimozione dell’ultimo erede dell’autorità somma, e cioè l’esautorazione di Romolo Augustolo ad opera di Odoacre, nel 476, si doveva trovare chi ne ereditasse la funzione in una fase storica nella quale predominano le invasioni di popoli diversi, resi comuni con la definizione di “barbari”. Mentre nella porzione orientale dell’Impero, la figura dell’Imperatore viene garantita dalla dinastia bizantina, nella parte occidentale nessun re barbarico può fregiarsi del titolo di erede del mondo latino ormai decaduto. Del resto nessuno di essi si insedia a Roma, città che viene abbandonata al suo destino. Emerge in essa la figura del Papa, vescovo della città e proprio per questo ritenuto punto di riferimento della Chiesa. Non sempre chi è Papa può trovare il giusto riconoscimento della sua autorità, soprattutto se gli manca l’autorevolezza nella gestione del suo potere; ma, nello stesso tempo, non essendoci chi vi poteva svolgere i compiti necessari dell’autorità, il vescovo se ne assumeva le responsabilità, che lo facevano essere in città un esponente di rilievo e nella cristianità il garante dell’unità della fede e della Chiesa. Non tutti i Papi si rivelano all’altezza di un simile compito, ma nel tempo cresceva questa sua funzione e, con l’adesione al Cristianesimo delle popolazioni barbariche, anche i re sentivano il bisogno di riferirsi a lui e di averne pure l’approvazione e il sostegno. E tuttavia il Papa non diventa mai l’autorità di riferimento per il mondo occidentale: anche la sua elezione, combinata dalle famiglie e dal clero locale, necessita dell’approvazione dell’Imperatore d’Oriente. L’occasione per recuperare una propria fisionomia anche giuridica che recida i rapporti di dipendenza con Bisanzio, arriva con la rinascita dell’Impero realizzata dai Franchi e in particolare dalla dinastia carolingia. Carlo, re dei Franchi, e ormai divenuto nella sua persona unificatore dei regni del centro Europa, grazie ad una politica militare che si impone sulle altre popolazioni barbariche locali, trova nel Papa Leone III colui che di fatto gli riconosce il titolo di Imperatore dei Romani, nella cerimonia dell’incoronazione nel Natale 800. Egli aveva tentato l’unificazione anche con l’Oriente, sperando nel matrimonio con Irene, imperatrice di Bisanzio, che si era imposta sul figlio; ma di fatto non se ne fece nulla. Leggi tutto “PAPATO E IMPERO IN LOTTA TRA LORO.”

Le invasioni attorno al Mille e la rinascita delle città

INTRODUZIONE: IL MEDIOEVO

Siamo cresciuti in una scuola dove erano rigide le periodizzazioni storiche: a partire da un evento traumatico la data stabiliva quando finiva un certo mondo e ne nasceva un altro. La suddivisione era indubbiamente utile a catalogare i diversi momenti che si succedono senza una particolare soluzione di continuità, ma chi viveva in quel contesto neppure si rendeva conto di un passaggio così netto. Nella rappresentazione delle differenti età si individuava un particolare episodio e una precisa situazione per dire che il mondo cambiava aspetto, anche se ci voleva molto tempo perché ci si rendesse conto di essere in presenza di un episodio da considerare importante e decisivo per il passaggio da un’epoca all’altra. Poi ogni periodo assume un nome che dovrebbe servire a qualificarlo nella successione dei diversi periodi. Ormai noi siamo abituati a pensare al Medioevo, come ad una età particolare che, in base alla datazione tradizionale vogliamo racchiudere tra la caduta dell’impero romano, con la deposizione dell’ultimo Imperatore, avvenuta nel 476, e la data dell’approdo di Colombo sulle coste americane il 12 ottobre 1492. Questa età si snoda per un millennio circa, fino a quando si avverte che la “scoperta” del Nuovo Mondo, poi definito America, apre nuove prospettive e nuove impostazioni. Oggi questa suddivisione non convince più gli storici di questo periodo, e si fanno avanti altre datazioni, non da tutti condivise, perché ciascuno valuta un particolare episodio come il segnale della fine di un’epoca ben caratterizzata da certi fenomeni, quali le invasioni barbariche e la fusione tra la cultura romana e quella germanica, grazie alla mediazione della Chiesa. Anche la denominazione di Medioevo, appare riduttiva o comunque non sufficientemente qualificante questa età molto complessa. Chi ha introdotto questo termine – e lo ha fatto con un certa presa di distanza che ne dà una configurazione negativa – vede questo periodo contrapposto a quello precedente e più ancora a quello seguente, come se ci fosse uno “iato” tra due tempi ritenuti “classici” e quindi molto positivi, perché all’insegna di una luminosità indiscutibile. L’età di mezzo, come di fatto si qualifica, appare oscura e registra una regressione rispetto a ciò che vi era e a ciò che viene ripreso successivamente. Così la parola, usata per definire questo lungo millennio, ha una connotazione negativa che fa ritenere quei secoli come segnati da aspetti oscuri e drammatici che la caratterizzano profondamente. Leggi tutto “Le invasioni attorno al Mille e la rinascita delle città”