San Norberto di Xanten e Sant’Aelredo di Rievaulx

INTRODUZIONE

È impressionante che lo sviluppo demografico ed economico costruito nell’arco di un secolo – oggi potrebbe avvenire in un lasso di tempo molto più veloce – abbia concorso a determinare anche un incremento nell’ambito culturale, soprattutto mediante lo sviluppo delle scuole, come non si era visto dopo l’età di Carlo Magno. Anche in questo settore l’innovazione deriva dai centri monastici che si erano creati in una rapida successione e altrettanto in un progressivo allargamento che coinvolgeva soprattutto i centri cittadini: lo studio, la ricerca, la custodia e soprattutto la lettura dei libri non erano più rinchiusi fra le mura dei monasteri, che in precedenza si costruivano in luoghi spesso isolati e inaccessibili. Ora, anche lo sviluppo urbano comportava che si creassero centri di ricerca: se ancora in zone rurali i monasteri si dedicavano alle attività agricole, in città dove non c’era spazio per simili occupazioni, si apriva lo spazio per quel lavoro intellettuale che dava origine a scuole di pensiero, in cui insegnanti e alunni si facevano ricercatori in quel genere di cultura che diventa col tempo la base per creare l’Università. Questi centri, dove insegnanti e alunni si dedicano insieme alla ricerca, hanno una rapida diffusione nel secolo XII, e più ancora in quello successivo, anche grazie ai nuovi Ordini religiosi, non più monastici, ma conventuali. La prima metà del secolo XII, quella che solitamente viene considerata l’età di Bernardo, vede la crescita dei centri culturali, anche se una certa sorveglianza, persino piuttosto inflessibile, come si riconosce nei processi intentati ad Abelardo e ad altri, crea non poche difficoltà al libero pensiero che in certe scuole già si inseguiva. Bernardo comunque non può impedire che le scuole abbiano un loro rapido sviluppo e che figure di un certo rilievo, anche senza fondare nuovi centri mona-stici e nuove famiglie religiose, diano spazio a quel genere di cultura che illustri medievalisti etichettano come “umanesimo monastico”: al centro della ricerca rimane pur sempre Dio, e la scienza predominante è quella teologica; ma di fatto ci sono anche altri interessi e altre attenzioni che danno origine alle cosiddette “artes liberales”. Così la rinascita non è solo di ordine religioso, anche se il fenomeno culturale deriva da quel mondo e dentro quel mondo si afferma e si amplia, non senza alcune contraddizioni ben evidenziale nel conflitto tra Bernardo e Abelardo, come pure con altri pensatori ecclesiastici, messi a tacere con l’irruenza e l’intransigenza dell’abate di Chiaravalle. Ma i toni aspri non impediscono lo sviluppo …

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LA RINASCITA CON SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE.

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(S. BERNARDO DA CHIARAVALLE)
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INTRODUZIONE

Ciò che appare come aspetto più evidente e più avvertito nel secolo XI è il bisogno di rinnovamento che deve coinvolgere l’intera società, avviata dopo il Mille su strade nuove, più confacenti con lo spirito nuovo che aveva animato un po’ tutti. In modo macroscopico si deve notare come nell’ambito religioso sia forte l’anelito di una spiritualità più profonda e più viva non solo tra le componenti gerarchiche e istituzionali, ma anche a livello popolare. Era quanto mai necessaria la liberazione dei pastori ai più alti livelli rispetto al potere politico, e più ancora rispetto alle tentazioni forti nell’ambito economico e nella sfera affettiva: e qui era stata avviata la riforma che poi avrà il nome di “gregoriana” a motivo di papa Gregorio VII, il quale risultava essere il protagonista più consapevole e più deciso. Ma non di meno si avvertiva la necessità di una seria riforma anche a livello laicale, senza necessariamente che i laici dovessero imboccare una strada di tipo religioso. Il mondo monastico aveva tra i suoi componenti anche dei preti, e gli abati erano spesso rappresentati con a fianco il pastorale, come se il loro potere potesse essere paragonabile a quello di un vescovo; ma di fatto questi religiosi erano senza ordini ecclesiastici, pur assumendo responsabilità che li facevano avvertire come autorità gerarchiche: erano laici, e tali restavano, attirando nuove vocazioni di ordine religioso, non solo per vivere all’interno del monastero, ma per appoggiarsi ad esso nel lavoro di bonifica del territorio. Questa azione di risanamento era considerata determinante nella riforma dei costumi e della società. Si potrebbe dire che il rinnovamento in corso grava sulle spalle di un mondo laicale: i fedeli si rendono conto della necessità di questa azione a partire dal mondo della Chiesa, di cui i laici si sentono parte fondamentale; l’assunzione poi di compiti istituzionali a partire dal mondo monastico e, uscendo da esso, dentro le gerarchie ecclesiastiche, porterà ad un’altra visione dell’istituzione “Chiesa”, e in particolare del Papato, che diventerà nel periodo successivo determinante, anche perché esso si appoggia ai nuovi centri di potere, come sono le città destinate a diventare “Comuni”, per fronteggiare un potere politico che vorrebbe assommare nella persona dell’Imperatore tutte le funzioni istituzionali, da quelle militari, a quelle finanziarie, a quelle giudiziarie, a quella religiose. Così il laicato diventa arbitro centrale della nuova impostazione, anche se il Papa cercherà di avere la responsabilità e di gestire l’azione di rinnovamento, che è alla base della nuova epoca. Leggi tutto “LA RINASCITA CON SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE.”