LA LIBERAZIONE DEL SANTO SEPOLCRO

Canto l’arme pietose, e ’l Capitano
Che ’l gran sepolcro liberò di Cristo.
Molto egli oprò col senno e con la mano;
Molto soffrì nel glorioso acquisto:
E invan l’Inferno a lui s’oppose; e invano
s’armò d’Asia e di Libia il popol misto:
Chè ’l Ciel gli diè favore, e sotto ai santi
Segni ridusse i suoi compagni erranti.

(Torquato Tasso – GERUSALEMME LIBERATA, canto 1)

1

INTRODUZIONE

Ci sono alcuni aspetti delle Crociate che non vanno sottovalutati, per comprendere meglio il fenomeno; essi emergono in modo particolare in occasione della prima, che risulta la sola vittoriosa, perché raggiunge l’obiettivo non solo di liberare i luoghi santi dalla presenza musulmana, ma di con-sentire che la presenza occidentale si prolunghi per anni, con l’illusione che tale acquisto potesse risultare duraturo e irreversibile. Era tale l’esaltazione per una simile impresa e vi era un tale fanatismo nel perseguire l’obiettivo, che forse non ci si rendeva neppur conto delle reali condizioni in cui l’impresa veniva assunta e gestita. Essa presentava tali e tanti motivi derivati da un certo fervore di natura religiosa, e perciò non si potevano valutare appieno le ragioni politiche ed economiche dell’impresa stessa. Eppure questo ideale si conserva e si riaccende in diversi periodi storici, come se mai si potesse trascurare l’obiettivo, di alto profilo, che esisteva in tale fenomeno, senza riuscire a dare ad esso la sua vera dimensione. Si deve rilevare che la prima spedizione, quella caratterizzata da una massa fanatica, agitata dalla predicazione religiosa, e la seconda, altrettanto caricata dall’entusiasmo, ma senza una specifica organizzazione, forse per questo spirito di avventura raggiunsero quanto si erano prefissate. Di fatto venivano a mancare coloro che risultavano indispensabili per una impresa di natura militare, che deve essere associata anche a ben chiari motivi politici, come potevano essere uomini in armi legati alle nuove autorità emergenti nel panorama politico. Di fatto l’Imperatore, colui che aveva cercato fin dai tempi dei Carolingi di rappresentare il nuovo mondo medievale che amalgama le popolazioni barbariche con il grande ideale della romanità classica, ne era escluso, perché non voleva partecipare ad un’impresa voluta energicamente dal Papa; quest’ultimo cerca così di accamparsi come colui che sarebbe dovuto essere superiore ad ogni altra potestà. Ma anche i feudatari più in alto nel sistema medievale imperiale non ne riconoscono la necessità, se non ad impresa ultimata. La prima crociata non è affatto organizzata a livello politico da coloro che erano le autorità riconosciute, come potevano essere i re e i signori territoriali. In quanto fenomeno di fanatismo accorrevano coloro che avrebbero potuto acquisire un nuovo spazio, conquistando territori, sui quali fosse loro possibile esercitare una autorità, che invece non appariva a loro aprirsi sul “vecchio” continente, quello del centro Europa. Leggi tutto “LA LIBERAZIONE DEL SANTO SEPOLCRO”

LE CROCIATE

Il fenomeno definito delle crociate nei libri scolastici viene circoscritto al periodo che va dalla fine dell’XI secolo alla seconda metà del secolo XIII, contando di fatto sette spedizioni, tese propriamente alla conquista e alla liberazione di Gerusalemme. Si ha pure di mira la realizzazione di un regno locale cristiano, gestito da occidentali in aperta antitesi con il dominio bizantino, che vede sempre più ridotto il suo campo di azione e di influenza, considerato come eredità della Roma imperiale. Il fenomeno è tuttavia molto più complesso ed ampio rispetto a quello circoscritto ai tentativi messi in atto di liberare il Santo Sepolcro. Esso poi viene considerato come un rapporto conflittuale, mai sopito, neppure quando le armi propriamente tacciono e gli eserciti non si scontrano in campo aperto, tra il mondo occidentale e il mondo mussulmano. Questo è considerato ben oltre quello arabo, con cui noi dovremmo intendere le tribù della penisola arabica. Le crociate per la Terra Santa riguardano la Palestina e di fatto gli islamici di quell’area geografica, dove gli Arabi nella loro conquista, dopo la morte di Maometto (632), si sono insediati. In quel periodo, ma non solo, i mussulmani sono già divisi sia sotto il profilo religioso, sia sotto quello politico, anche se nella grande area mediorientale e nordafricana, come pure nella penisola iberica, si trovavano diverse popolazioni e diversi regni accomunati dalla medesima fede islamica. Così le crociate, indirizzate alla Palestina, a volte prendono anche altre strade, per recuperare i territori caduti sotto il dominio islamico che veniva avvertito come un pericolo, in quanto si prefiggeva, con la conquista territoriale, anche la conversione, più o meno forzata, alla religione maomettana. Il confronto con la jihad, interpretata come guerra santa, come azione militare di conquista delle terre occupate dagli infedeli, induce in Occidente a considerare come unica modalità possibile di riconquista quella di far fronte al nemico con le armi e quindi con la guerra, sempre conservata, anche quando le ostilità non sono dichiarate. Poi, però, il concetto di crociata, e l’azione che ne segue, viene usata anche per altre imprese di carattere militare e cioè contro i nemici dichiarati della Chiesa e anche della cosiddetta “Res publica christiana”, come si definiva allora l’Impero: chi contrastava le due massime autorità che volevano rappresentare l’unità del mondo europeo, costruito sull’ideale della “romanità” e sull’ideale cristiano, era da considerarsi estraneo o eretico e come tale andava contrastato non mediante la persuasione e il convincimento, ma solo mediante la guerra o la condanna capitale, con cui il bubbone pestifero veniva scalzato, perché non inquinasse ulteriormente. Leggi tutto “LE CROCIATE”