I compagni del crocifisso: il buon ladrone.

GESU’ SOLO CON UN LADRO

Secondo la testimonianza dell’evangelista Giovanni, l’apostolo Tommaso aveva detto con molta chiarezza che tutti sarebbe stati pronti ad andare a morire con lui, quando Gesù aveva preso la decisione di andare in Giudea per l’amico Lazzaro ormai morto, nonostante il clima poco favorevole nei suoi confronti. E altrettanto, se non con più forza, aveva sostenuto Pietro nelle ore immediatamente precedenti la tragedia che li avrebbe travolti. Era pronto a dare la vita per lui; eppure – ed è il Signore stesso ad avvisarlo – di lì a poco lo avrebbe rinnegato, proprio per salvare la pelle. Insomma, con il Maestro non c’è nessuno dei suoi, perché abbandonatolo, nel momento della cattura, se ne fuggirono e non si fecero più vedere, andando a rintanarsi nel cenacolo per paura dei Giudei. L’unico a trovarsi a morire davvero con lui è il buon ladrone. Era costretto, in realtà, dalla condanna a scontare quella pena; e tuttavia in quella posizione lo riconosce innocente, lo riconosce amico, lo riconosce Dio e Salvatore! Ancora una volta dobbiamo riconoscere che Gesù è veramente solo sulla croce, ad ha la sola compagnia di un … ladro assassino. Evidentemente egli ci vuole insegnare che la croce è tale se abbracciata e vissuta in solitudine, perché solo così apre alla vera solidarietà e alla eterna comunione.

IL BUON LADRONE:

VERO COMPAGNO NELLA CROCE E NELLA GLORIA Leggi tutto “I compagni del crocifisso: il buon ladrone.”

I compagni della passione: Il Cireneo.

GESU’ DA SOLO

E NOI SOLIDALI CON LUI

Nelle ore del dolore e delle brutalità, Gesù appare solo. Nessuno dei suoi è con lui, se non Maria, Giovanni e le donne sotto la croce. Il suo grido nello spasimo delle sofferenze fisiche si eleva al cielo, che sembra ancora più opaco, più cupo, più vuoto, e da cui non arriva nessun segnale, come invece era successo in altre circostanze: nessuna voce del Padre si fa sentire ad incoraggiamento e sostegno, nessun gesto dell’Onnipotente arriva a farlo uscire da tanto male. È talmente solo che deve gridare a Dio: “ … perché mi hai abbandonato?”. Sente già di essere lasciato solo in simili frangenti e proprio da Colui che egli continua ad invocare: “Dio mio, Dio mio …”. Lo considera ancora suo, mentre il Padre sembra non degnarlo più neppure di uno sguardo compassionevole. Sembra … e tut-tavia Gesù non è proprio solo totalmente, perché accanto a lui si vedono persone, che noi potremmo definire suoi compagni, coloro che assumono la sua stessa condizione, prendendo la croce come il cireneo, finendo in croce come il ladro pentito, stando sotto la croce a difenderlo come il centurione. Sono i suoi compagni, nel vero senso della parola, perché condividono quel pane amaro che è la sua sofferenza, perché gli stanno vicino, condividendo la medesima situazione, compreso il centurione con la sua dichiarazione che lo fa stare dalla parte del condannato. Questa compagnia vogliamo cercare di considerare, perché noi pure dobbiamo muoverci sulla medesima strada e portare la stessa croce.

IL CIRENEO:  SE QUALCUNO VUOL VENIRE DIETRO A ME … Leggi tutto “I compagni della passione: Il Cireneo.”

I prodromi del fascismo.

Introduzione: nel periodo successivo alla fine della guerra

Finita la guerra in modo vittorioso e con il proclama trionfale di Armando Diaz, l’Italia non solo poteva tirare il fiato dopo anni di sofferenze e di disagi, con la paura di rimanere travolta dopo Caporetto, ma poteva anche guardare al futuro in maniera positiva, se non altro perché gli obiettivi prefissati con la guerra si erano raggiunti. In realtà poi si viene a sapere che non tutte le rivendicazioni territoriali possono trovare accoglienza e, sulla base dei principi di Wilson, l’Italia appare la più penalizzata. E comunque non si poteva pensare che una guerra così devastante si potesse dimenticare o lasciare alle spalle, solo perché i confini nazionali erano stati raggiunti. Semmai i problemi vengono subito ad esplodere, sia per la concomitante pressione che veniva alle classi del proletariato dall’esempio trainante di ciò che avveniva in Russia, anche se là non tutto procedeva nel migliore dei modi, sia perché una generazione di giovani, mandati alla sbaraglio sui fronti e rientrati o dalla prigionia o dall’esperienza militare, si aspettava una specie di riscatto sociale, che la rivoluzione proletaria in Russia faceva presagire. All’euforia per la vittoria seguono giorni di attesa per la piega che potevano prendere gli eventi sia sul fronte interno, dove la base popolare premeva per poter contare nelle scelte decisionali, sia sul fronte estero per le decisioni che i vincitori avrebbero preso sul nuovo assetto europeo. Se gli Stati, usciti sconfitti dalla guerra, apparivano più che mai in crisi con il rischio dello scontro sociale come era in atto in Germania, con il rischio della dissoluzione come stava avvenendo in Turchia, e con la completa sparizione come succedette nei territori dell’Impero asburgico, non si trovavano in condizioni migliori gli Stati vincitori, e, tra questi, soprattutto l’Italia, che si sentiva tradita proprio nelle sue aspirazioni, quelle che l’avevano indotta ad entrare nel conflitto con l’Intesa, abbandonando l’antica Alleanza. I riflessi sono soprattutto di natura sociale, ma diventano poi anche squisitamente politici. E il turbamento sociale si riflette con l’apparire sull’orizzonte di nuovi soggetti politici, i quali reclamano una posizione coerente con la loro rappresentanza, contro l’apparato governativo e statale che appariva stantio perché appartenente al sistema precedente, ormai tramontato. Lo Stato, condotto fin qui da una classe dirigente “liberale”, che trovava soprattutto in Giolitti e nella sua politica l’espressione migliore, risultava incapace di comprendere i tempi nuovi e di rispondervi. 

… Quella primavera del 1919 faceva sbocciare, come avrebbe scritto in prospettiva storico-politica Ivanoe Bonomi (1873-1951), “tre movimenti nuovi e vitalissimi per le sorti italiane: il deciso orientamento del socialismo contro il bolscevismo russo, il sorgere dei fasci di combattimento e la organizzazione dei cattolici nel nuovo Partito Popolare”. (Bianchi p. 15)

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Leopardi.

Introduzione: 200 anni dagli Idilli

Forse non a tutti è noto che proprio 200 anni fa Leopardi scriveva quegli idilli, che poi sono divenuti famosi sui banchi di scuola e che tutti abbiamo appreso come ciò che di meglio appartiene non solo alla produzione leopardiana, ma in generale alla nostra letteratura. E in quell’anno si consuma un’esperienza che segna profondamente l’animo di Leopardi e lo rende ormai maturo per ulteriori traguardi della sua breve, intensa, travagliata esistenza. Proviamo allora a conoscere più attentamente questo passaggio di vita che lascia traccia profonda nel suo animo e che offre espressioni davvero indimenticabili di straordinaria poesia, che è tanta parte anche nella nostra formazione umana. È ben noto il travaglio di questo ragazzo nella sua casa paterna, dove si consuma un tormentato periodo, culminato nel tentativo di fuga proprio nel 1819, destinato al fallimento per la sorveglianza paterna, che voleva tenere alla larga il figlio da ideologie e da avventure che egli riteneva nefaste. D’altra parte anche a trovarsi nella periferia estrema di uno Stato, quello pontificio, ormai periferico rispetto al resto del concitato mondo europeo, immerso in quegli anni nel furore rivoluzionario e poi nelle campagne avventurose di Napoleone, Leopardi non poteva non risentire del “rumore” proveniente dalle nuove idee sempre più galoppanti, a dispetto di tutti i tentativi dei restauratori di cancellarne i segni, i ricordi, le velleità. Di fatto egli è rinchiuso nella casa di Recanati, appartenente ad una nobiltà di provincia, molto “codina”, in un mondo, quello dello Stato pontificio, sempre più chiuso alla nuova temperie che l’aveva sconvolto. Fin dall’infanzia egli si dedica allo studio che sarà per lui “matto e disperatissimo”, come lui stesso lo definisce; riceve una formazione indubbiamente di prim’ordine da due preti, uno dei quali poi decide di lasciarlo perché non ha più nulla da insegnargli. Nella sua precoce adolescenza comincia già sperimentazioni poetiche, che, anche ad essere prove ancora “scolastiche” per le frequentazioni che egli ha sui libri, già rivelano il suo bisogno di spaziare … nell’infinito! Leggi tutto “Leopardi.”

Il Libro di Ester.

MEGHILLOT

In questi anni nella giornata per la conoscenza, il rispetto e il dialogo con il mondo religioso ebraico siamo invitati ad entrare più da vicino nei libri definiti MEGHILLOT, cioè “rotoli”, che risultano 5, come lo sono i testi di fondamento posti all’inizio della Scrittura Sacra, e cioè il Pentateuco. Questi rotoli sono usati in occasione di feste considerate “sinagogali”, perché appartengono al periodo in cui le celebrazioni religiose vengono vissute nelle sinagoghe, essendo venuto meno il tempio di Gerusalemme. Leggi tutto “Il Libro di Ester.”

Leonardo: scritti letterari.

Introduzione: l’illetterato con il gusto della ricerca Leonardo (1452-1519) è definito un personaggio poliedrico per la vastità degli interessi che ha coltivato con un acume che sorprende, con una vivacità che appare incredibile in mezzo a figure non facili e a vicende complesse che gli sono turbinate attorno. Il bisogno di provvedere a se stesso e alla sua “famiglia”, quella fatta dai collaboratori, non gli ha impedito di coltivare i più svariati interessi. Lo ha fatto con la profondità di chi non solo coglie i problemi, ma li affronta anche con la riflessione propria del “curioso”, di colui cioè che non si limita a verificare, ma vuol anche capire e razionalizzare. Non avendo mai avuto una famiglia in cui avvertire i buoni sentimenti, sviluppò, abitando col nonno e con lo zio, l’amore per la campagna a contatto con la natura, senza la possibilità di avere quella formazione che allora si poteva considerare completa nella misura in cui si padroneggiava il latino. Forse si deve alla sua natura un po’ selvatica e a questa educazione, sviluppata in modo non convenzionale e regolare, quella sua sapienza spicciola che gli deriva dalla vita taciturna e isolata e dal coltivare le cose semplici apprese in campagna, dove rimase fino all’adolescenza inoltrata. …..

Per continuare a leggere cliccare qui: UTE di ERBA – LEONARDO (versione verticale)

RILETTURA DI FIGURE PER COSTRUIRE L’EUROPA

Insisto nel sostenere che in tempi come questi è tanto necessario ritrovare persone con i loro scritti che ci facciano riflettere seriamente perché le nostre scelte siano dettate da maggior chiarezza nella coscienza personale e da maggior senso di responsabilità, come capacità di rispondere di noi stessi. Le reazioni scomposte e quelle dettate da risentimento non aiutano né i singoli né tanto meno la società nel suo insieme a crescere e a trovare forme sempre migliori. Qui sta uscendo sempre più il peggio, anche quando si pensa di difendere sacrosanti principi o di tutelare diritti considerati inalienabili. La mancanza di rispetto dell’altro e del valore fondamentale della persona e del suo vivere viene prima di ogni altra cosa rispetto a quelli che noi ostentiamo come diritti nostri, che spesso nascondano o rivelano forme egoistiche, pretese inconciliabili con il bene comune, il bene che rispetta tutti e ciascuno.
Più che la decantazione di principi e di regole, è il caso semmai di conoscere e di seguire chi nel proprio vissuto ci ha rimesso del suo per operare secondo giustizia, per costruire e ricostruire un mondo distrutto non solo con le macerie di cose e di case, ma anche con la mortificazione di persone umiliate e brutalizzate, senza che per questo sia venuto meno in loro il senso di umanità e il coraggio di vivere e di insegnare a vivere.
Leggere e rileggere quanto hanno scritto, soprattutto perché hanno vissuto quanto hanno lasciato, diventa molto utile in tempi nei quali scarseggiano la lettura, l’ascolto, la riflessione, la meditazione, la considerazione di un vivere lasciato in eredità con il sacrificio personale, che proprio per questo merita rispetto e più ancora sequela. Chi pretende di avere a sufficienza, di sapere a sufficienza, di essere sufficientemente dotato e non cerca mai di mettersi a confronto ….

Per continuare a leggere cliccare su questo link:  UTE di ERBA – LEZIONE FINALE 2018

La figura di Silone nella letteratura e nella politica del ‘900.

Introduzione: l’emarginazione di Silone in Italia e il riconoscimento in Europa

Tutti coloro che trattano di Silone con un animo costruttivo – certa critica, mai morta, si è trascinata con sé tanto pregiudizio! – devono riconoscere la marginalità in cui è stato confinato come uomo e come scrittore nel corso della sua esistenza e anche oltre, visto che un simile atteggiamento non sembra molto cambiato. Se ci limitiamo all’aspetto letterario, per la sua attività di scrittore, dobbiamo parlare anche per lui, come per tanti della sua terra e del profondo Sud italiano, di una marginalità che sembra appartenere alla geografia del Paese e che in realtà è legata ad una visione forse ancora un po’ troppo accademica della letteratura stessa, incapace a volte di riconoscere l’anima profonda di chi scrive e di ciò che viene scritto.

Alcuni dei nostri scrittori del Novecento, che in Europa hanno avuto fama, riconoscimenti, plauso e soprattutto il piacere della lettura, proprio perché lì vi si riconosce, anche oltre la lingua particolare, un linguaggio veramente aperto, appaiono di fatto trascurati, dimenticati o neppure considerati a casa nostra, non solo nell’editoria, ma anche nel largo pubblico di lettori e più ancora sui banchi di scuola. Per continuare la lettura, cliccare sul link qui sotto.

UTE – SILONE

Humanae Vitae.

50 anni fa, il 25 luglio 1968 veniva pubblicata l’enciclica “Humanae Vitae”, che aveva come obiettivo quello di proporre con estrema chiarezza la dottrina cattolica circa il concepimento e la questione del sistema contraccettivo.
Già da allora ci fu un coro di critiche anche all’interno della Chiesa cattolica, che considerava il testo piuttosto forte, duro, chiuso, come se il Papa, dall’alto della sua autorità, senza neppure dare ascolto ai suggerimenti che venivano dall’Episcopato e da alcune scuole di pensiero nell’ambito della morale cattolica, volesse imporre il proprio pensiero, con una presa di posizione che andava ben oltre lo spirito conciliare.
Ancora oggi si discute animatamente se non sia da superare l’impostazione e il contenuto di simile testo, anche se forse l’enciclica non è stata sufficientemente intesa in relazione ai problemi che venivano posti all’attenzione per chiarire le questioni fondamentali sull’orizzonte della ricerca scientifica, più ancora che non del mutato costume, del resto in evidente rapida trasformazione anche per il fatto ….

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IL MEDIO ORIENTE IN FERMENTO:

TURCHIA, ARABIA SAUDITA, IRAN :IMPERIALISMI LOCALI
IN PRECARIO EQUILIBRIO
Il Medio Oriente è quella vasta area geografica che si estende fra il Mediterraneo el’Oceano Indiano e fra il Mar Nero e il Mar Caspioe il Mar Rosso. In questa vasta area si è sviluppata una storia millenaria che ha visto il sorgere e il tramontare di diversi imperi e che ha visto soprattutto il sorgere e lo svilupparsi delle tre grandi religioni monoteiste
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Vogliamo cercare di capire qualcosa di questo complesso mondo in cui si stanno muovendo interessi eterogenei in presenza di cambiamenti non solo per gli imperialismi dominanti all’indomani del secondo conflitto mondiale, ma anche per una certa evoluzione o involuzione che si ha nel variegato mondo islamico ….
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UTE – ATTUALITA’