LA RINASCITA BENEDETTINA

INTRODUZIONE

Il fervore della rinascita, che si avverte dopo il 1000 un po’ ovunque in Europa, è presente in tutti gli ambiti, ma si sviluppa in modo particolare a partire dai monasteri, che già da secoli hanno consolidato la loro presenza e allargato il loro raggio d’azione. Essi si pongono sul territorio come luoghi di spiritualità e di cultura, e più ancora come spazi di lavoro e di aggregazione, aprendo le porte anche a coloro che S. Benedetto definisce “principianti” e che danno origine al fenomeno dei “conversi”, cioè di coloro che vivono dentro o accanto al monastero anche se non emettono i voti e quindi non hanno l’obbligo della preghiera comune. Spesso questi spazi inclusivi possono creare anche difficoltà alla vita di chi fatica a trovare il giusto equilibrio: i monaci, soprattutto coloro che auspicano una stretta osservanza della regola e sono desiderosi di una vita religiosa caratterizzata dal silenzio e dalla preghiera, cercano spazi nuovi e nuove forme di vita. Lo sviluppo del sistema di Cluny, che si era ramificato in tutta Europa con centri piccoli o grandi di vita monastica, era stato usato per la riforma della Chiesa, quella che dal recupero di una spiritualità più viva, cercava anche la “libertà” della Chiesa stessa e degli uomini di Chiesa dalle occupazioni di natura politica ed economica. Il sistema era prosperato finché il Papato ebbe bisogno di un simile apparato; il declino, a riforma non ancora completata, lasciava spazio per la ricerca di altri sistemi monastici. Tutti si rifanno alla regola benedettina e nello stesso tempo esprimono esigenze nuove e una visione della riforma che non si limita agli aspetti esteriori e a quelli della vita attiva o lavorativa, ma si impegnano per una contemplazione più radicata e più rigorosa. Così nascono nuove realtà religiose, destinate però a cambiare anche altri aspetti della vita: anche questi si rifanno a Benedetto, e nello stesso tempo sottolineano nuove esigenze e quindi rispondono in maniera adeguata alle necessità anche in campo civile. Queste nuove abbazie non danno origine al fenomeno unico di Cluny e quindi, anche ad avere qua e là abbazie “sorelle”, non creano più vaste ramificazioni, come succede per Cluny. Semmai si creano altri centri che progressivamente si sentono autonomi, con gli stessi fondatori che spesso escono dalla propria abbazia per andare altrove e realizzare un monastero sempre più confacente con gli ideali più rigorosi della vita monastica. Così andando di pari passo e anche oltre il fenomeno di Cluny, dove gli abati locali sono personaggi di rilievo, si creano nuove realtà, nate per questa esigenza di natura religiosa e poi sviluppate per dare una risposta alle esigenze del territorio in cui le abbazie si trovano. Leggi tutto “LA RINASCITA BENEDETTINA”

La rinascita con Cluny

POICHE’ NOI SIAMO UNITI A TUTTI I CRISTIANI

PER UN’UNICA CARITA’ E UN’UNICA FEDE,

NOI FACCIAMO QUESTA DONAZIONE

PER IL PROFITTO DI TUTTI I CREDENTI

DEI TEMPI PASSATI, PRESENTI E FUTURI

(dall’atto di donazione di Guglielmo il Pio, conte di Macon)

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INTRODUZIONE

La vicenda di Cluny è qualcosa di unico nella storia, perché anche ad essere uno dei tanti monasteri diffusi in Europa, ed essere di stampo benedettino, come sono un po’ tutti, compresi quelli che dopo il 1000 risultano legati a figure di spicco con carismi diversificati, questo presenta una sua configurazione che lo staglia nella sua unicità rispetto a tutti. Cluny svolge fin dagli inizi, e per i primi due secoli, un ruolo decisivo nella storia religiosa, e non solo, configurandosi come un luogo geografico, e non solo, che diventa centrale per la vita europea. L’abbazia, che viene costruita e ingrandita in pochi anni, occupa il cuore della Borgogna, regione ritenuta di confine ma al centro dell’Europa, dove Francia e Germania confluiscono. E tuttavia essa si presenta fin dagli inizi legata strettamente a Roma e dipendente dal Papa, così come i Papi cercano in essa il supporto in una lotta decisiva per la sopravvivenza e per la libertà della Chiesa stessa. Ciò che poteva apparire come uno dei tanti monasteri, ben presto assume una fisionomia che lo distingue dagli altri e gli conferisce un compito di grande portata. Quando la sua missione si esaurisce, il monastero, divenuto una potenza, rimane per secoli il simulacro di questa potenza, sopravvivendo fino alla Rivoluzione, senza che sia più possibile essere per l’Europa il suo cuore e il centro stimolatore di iniziative riformatrici. Così si era imposto dopo il 1000, così rimane per circa un secolo, con un imponente edificio che si conserva grandioso anche a non essere più l’abbazia all’altezza della sua fama. Oggi rimane ben poco di quanto era stato costruito nei secoli IX e X: per quanto si voglia recuperare l’impianto originario, non è più possibile tornare agli antichi splendori e più ancora a recuperare la missione con cui era nata e si era sviluppata. Oggi appare come un masso erratico, mentre in origine era al centro di una rete di monasteri nati e confluiti per costituire una presenza radicata e ramificata, con cui l’Europa cercava di rinascere. Questa irradiazione di monasteri con annessi i cosiddetti siti cluniacensi, offre uno scenario imponente che fa pensare ad un passato glorioso con cui è stata garantita la riforma della Chiesa allora necessaria, e nel contempo dice che ogni riforma necessita di esperienze religiose forti e significative, come quelle che traspaiono dalle vestigia di simili siti. E tuttavia l’unicità di Cluny dimostra che questa esperienza è irrepetibile, ma non per questo deve cadere nell’oblio. Leggi tutto “La rinascita con Cluny”