Maria del Parco

LA NOSTRA MADONNA

E’ UNA MAMMA SERENA

La “nostra” Madonna, a chi la guarda con particolare affetto, dona tanta pace e serenità, perché con il suo sorriso affabile ci dona il suo Bambino, ce lo vuole mettere in braccio, come se lo volesse affidare per un momento e poter così gustare la soddisfazione di portarcelo con noi. E’ suo figlio; l’ha tenuto nel suo grembo, come ogni mamma; l’ha accudito con amore, ripagata da una presenza che le ha comunicato tanta pace nel cuore. Ma ora non vuole più tenerlo come se fosse tutto suo e solo per sé. Lei sa che quel Bambino è di Dio e proprio per questo appartiene al Padre e dal Padre è mandato per ogni uomo, per ogni donna, per chi lo vuole sentire come suo fratello. Ecco perché lo protende ed ha piacere che qualcuno lo abbia con sé, lo prenda in braccio, lo porti ovunque affinché altri lo conoscano, lo amino, lo seguano. E questo lei lo fa volentieri: accompagna il suo gesto con un volto sorridente che lascia trasparire tanta serenità, in modo tale che chi si prende quel bambino tra le mani possa avere la medesima sensazione di piacere, di distensione, di serenità. D’altra parte, la presenza di quel Bambino, sia nel momento in cui si stava formando nel suo grembo, sia quando, venuto al mondo, è stato deposto nella povertà, portato ovunque fra mille tribolazioni, e fatto crescere nelle piccole e grandi prove della vita, ha sempre procurato a Maria una grande serenità. Questa non le impedisce di dover soffrire, di provare angoscia, di sentirsi amareggiata; mai, comunque, perdendo la speranza, la visuale cioè che permette di andare oltre le oscurità tempo-ranee, per vedere ogni cosa con lo sguardo di Dio. Abbondano le imma-gini di Maria con un volto dimesso, segno di profonda umiltà; quelle con un fare meditabondo, proprio di chi non lasciava passare nulla senza rifletterci; quelle che rivelano preoccupazione, come avvenne nel primo distacco di Gesù a 12 anni; e, non di meno, quelle segnate da una profonda mestizia e da un acuto dolore, per vederlo sofferente con la croce, morente su di essa, o morto e disteso sulle sue ginocchia. Ma non sono da trascurare le fisionomie che ce la danno con un volto sereno e rasserenante, come traspare dalla nostra. In questa sua fisionomia ella ci vuole ricordare che anche noi in questo luogo, dove molti vengono a trovarsi per cercare e trovare un po’ di serenità, dobbiamo rivelarci nell’atteggiamento di chi trasmette la distensione dell’animo, per far ritrovare oggi ciò che sembra perso, dimenticato, trascurato.

LA SERENITA’ E’ DONO DELLO SPIRITO

Testi, poesie, preghiere e immagini ci aiutano a trovare la serenità di Maria e in lei la nostra serenità. Ne abbiamo un gran bisogno in un momento segnato da forti e angoscianti preoccupazioni. Si susseguono tante crisi: le minacce del terrorismo, le cadute vertiginose della finanza, le varie epidemie che dilagano nel mondo, le guerre che si fanno sentire un po’ ovunque, la miseria che si diffonde e che attanaglia tanta gente. E in esse la paura cresce, la disperazione assale, la rassegnazione impedisce di reagire. Abbiamo bisogno di coltivare quel tipo di serenità che, anche ad essere raggiunti e pressati dal male, permette di non esserne travolti e di saper far fronte con la bontà e con la bellezza, che hanno il loro vertice in Dio, sorgente del bene e del bello. La serenità che coltiva Maria è quella che le deriva dallo Spirito Santo: ripiena di grazia, cioè dello Spirito stesso di Dio, ella non fa che dispensare questo dono ricevuto, il solo capace di far reagire con il bene, avendo davanti tanto male, di produrre il bello, quando il brutto vorrebbe avere il sopravvento. Appena lo riceve con le parole di Gabriele che la riempiono della potenza proveniente dall’Altissimo, lei porta lo Spirito da Elisabetta, e costei sente sussultare il bambino, con quella esultanza che è gioia e pace dello Spirito. E allora si mette a magnificare Dio: anche a continuare la sua esistenza di donna povera, di donna semplice, di donna sconosciuta ai grandi del mondo, lei conserva nel cuore una grande serenità, con la quale fa fronte a tutte le circo-stanze che la vedono lontana da casa nel momento del parto, allontanarsi da casa nel momento della fuga, faticare a trovare una casa tra le insidie dei potenti che minacciano continuamente la vita del bambino. Ma lei è sempre forte.

Mettiamoci alla ricerca di immagini di Maria che diano a noi tanta serenità: le parole, le figure devono ispirare in noi l’animo di Maria, che eleva il suo cantico. In esso lei dice che davvero il Signore onnipotente innalza gli umili, ricolma di beni gli affamati, soccorre i poveri, coloro cioè che godono della pienezza della beatitudine, proveniente da Dio. Proviamola anche noi, mettendoci nel cuore semplice di Maria, guardando il suo volto rasserenante, contemplando il suo animo veramente felice, ascoltando le sue parole semplici, ma piene del sapore stesso di Dio. Cerchiamo così di avere la sua serenità e di avvertire che essa è davvero un grande dono dello Spirito, ed è un’esperienza che proprio in occasione dei passaggi difficili ed impegnativi sentiamo affiorare nel cuore.

1.

LA MADONNA DEL SOLLETICO

C’è una curiosa immagine di Maria, in una posa particolare, ben poco nota. Il grande pittore toscano, Masaccio (1401-1428), è considerato l’autore di questa piccola tavola che rappresenta Maria con il gesto materno di chi vuole benedire il suo piccolo. In realtà, sembrerebbe il gesto più umano e familiare della mamma, la quale cerca di suscitare il sorriso nel bambino, con il gesto delle dita che toccano il collo scoperto del piccolo, come per fargli solletico. Così sembra; se non altro per la reazione del bambino, il quale vorrebbe come difendersi, cercando di afferrare il braccio della madre, che continua a solleticarlo. Maria appare seria, anche a fare questo gesto per suscitare il riso; il bambino invece appare divertito, anche a cercare di trattenere la mano della mamma.

Qui vediamo qualcosa di molto umano: non sembrerebbe quell’immagine spesso ieratica e solenne della Madonna, a cui siamo abituati; anche perché i committenti esigevano dagli artisti una figura che risultasse motivo di devozione e di preghiera da tenere in casa, perché gli occhi, rapiti in contemplazione, potessero poi suggerire la migliore preghiera da elevare. Così questa immagine non appartiene certo al patrimonio da esporre in chiesa, come figura pubblica, ma da mostrare in casa come richiamo alla devozione privata. Ed essa può ispirare anche a noi quel genere di tenerezza che induce ad avvertire qui tanta serenità, in grado di infondere la medesima sensazione in coloro che si mettono davanti all’immagine. A noi pure verrebbe il desiderio di fare il medesimo gesto, sia per esprimere la nostra familiarità con Gesù, sia per provare dal suo sorriso ad avere noi pure tanta pace.

La preghiera alla Madonna del Solletico

Maria, madre dei poveri e dei piccoli,

di quelli che non hanno nulla, che soffrono solitudine

perché non trovano comprensione in nessuno.

Grazie per averci dato il Signore.

Ci sentiamo felici e col desiderio di contagiare molti di questa gioia,

di gridare agli uomini che si odiano che Dio è Padre e ci ama,

di gridare a quanti hanno paura: «Non temete».

E a quelli che hanno il cuore stanco: «Avanti che Dio ci accompagna».

Madre di chi è in cammino, come te, senza trovare accoglienza, ospitalità,

insegnaci a essere poveri e piccoli,

a non avere ambizioni, a uscire da noi stessi e a impegnarci,

a essere i messaggeri della pace e della speranza.

Che l’amore viva al posto della violenza.

Che ci sia giustizia tra gli uomini e i popoli.

Che nella verità, giustizia e amore nasca la vera pace di Cristo,

di cui come Chiesa siamo sacramento.

2.

LA MADONNA

CHE GIOCA COL BAMBINO

Anche questa è una immagine curiosa, perché non appartiene all’impianto solito delle figure religiose di Maria con il Bambino Gesù. Se non ci fossero le aureole, si potrebbe dire che qui è riprodotta una giovane mamma, elegantemente vestita e in un ambiente signorile, che sta intrattenendo il suo piccolo. Costui è tutto inteso a voler prendere il fiorellino che la mamma gli sta mostrando. Lui ha il viso paffuto con l’atteggiamento un po’ curioso, presente in tanti piccoli che sono sorpresi davanti a ciò che non hanno mai visto. È invece molto divertita la mamma nel guardare e considerare la curiosità del suo piccolo: la bocca accenna ad un sorriso di soddisfazione, in cui è ben espressa la sua serenità, derivata comunque dalla contemplazione del proprio bambino. È di Leonardo (1452-1519).

È una bella scena familiare da cui si ricava la piacevolezza nel considerare il gioco fra i due, mai preso in considerazione, quando si considera Maria e Gesù, come se una tale scena potesse diventare irriverente o inadatta a far entrare nel mistero e nel giusto sentimento religioso.

La preghiera alla Madonna che gioca

Da vera Madre, o Maria, tu ti riveli, quando giochi con Gesù Bambino:

con il tuo sorriso lo rassereni, con la tua voce soave lo distendi,

con il tuo gesto dolcissimo lo intrattieni,

con la tua presenza amabilissima gli doni sicurezza.

Ed egli ti ridona gioia e pace nel cuore,

mostrando il desiderio di scoprire il mondo,

di capire la bellezza delle cose, di aprire l’animo a tutto e a tutti.

Anche a noi, o Madre, riserba un po’ del tuo tempo,

per aiutarci a vivere meglio, a vivere nella serenità,

perché non rimaniamo schiacciati dai tanti problemi,

e non veniamo assorbiti dalle troppe inquietudini.

Fa’ che possiamo scoprire anche nelle cose semplici,

il grande disegno con cui Dio ci ama e ci vuole con sé,

e rendici sempre sereni coltivando nel cuore la pace di Dio.

3.

A COLEI CHE PUO’ ABBRACCIARE

CON UN SORRISO

IL VILLAGGIO DEL MONDO

Anche nella poesia compare Maria a infondere serenità e dolcezza, mentre all’intorno i problemi si moltiplicano e le prove pesano sull’animo. Proprio la vicinanza di colei che tutti sentiamo come una mamma, può accendere la speranza, può far continuare un cammino divenuto pesante, può alleviare la fatica e condurre ad insistere anche dentro le sofferenze e i disagi. Già la preghiera rivolta alla madre fa bene, soprattutto perché si avverte che lei è presente, che lei ci sostiene …

Il poeta russo Sergéj Aleksándrovič Esénin (1895-1925) ebbe una vita travagliata, soprattutto nella parte finale della sua breve esistenza. Ma già da piccolo coltivava la poesia e aveva anche una buona formazione religiosa propria del suo ambiente contadini. Poi ci fu una crescita vorticosa, una tensione notevole nei confronti della rivoluzione bolscevica e sorse per lui il periodo più tribolato, immerso nell’alcool e in amori impossibili. L’epilogo della morte fu tragico. Ma il suo vorticoso girare in cerca di pace e di una vita da gustare pienamente, non gli impedisce di avere parole e toni di raffinata elegia. E non manca neppure la preghiera, soprattutto quella del figlio nei confronti della Madre …

Madre di Dio,

cadi come una stella sull’aspro cammino

entro la sorda valle.

Versa come olio i capelli della luna

nei presepi contadineschi del mio paese.

Lungo è il corso della notte.

Dorme in essi tuo figlio.

Cala come una cortina il crepuscolo sull’azzurro.

Abbraccia con un sorriso il villaggio del mondo,

e il sole come una zana (cesta ovale) agli arbusti appendi.

Si rallegrerà in essa, lodando il giorno

del paradiso terrestre, il santo bambino.

Io vedo: in azzurrina veste sulle lievi nuvole alate,

va la Madre adorata col Figlio purissimo in braccio.

Per la pace Ella porta nuovamente il Cristo risorto a crocifiggere.

È una bella immagine natalizia, che fa riferimento in modo particolare alla madre di Dio, sempre più sentita come madre degli uomini, proprio per aver portato dentro questo mondo suo figlio. Per quanto buia possa essere la scena notturna nella quale avviene il mistero natalizio, basta il sorriso della madre ad allietare, a rasserenare. Proprio il sorriso di Maria abbraccia il mondo e lo avvolge di una pace infinita, mentre il sole appare come una cesta ovale appesa in cielo. In questo mondo Maria introduce il Figlio ed insieme lo porta a camminare verso la sua croce: solo di lì può venire la pace; solo dalla croce rinasce la vita …

4.

UNA CARA ATMOSFERA

Rivolgendosi a Maria come ad una cara mamma, ogni figlio può trovare l’atmosfera giusta per vivere serenamente. Anche a sentire all’intorno rumori e fenomeni che suscitano apprensione, la vicinanza della mamma è tale che ogni paura viene messa in fuga.

L’inglese Gerard Manley Hopkins (1844-1889) si convertì al cattolicesimo e poi divenne un prete gesuita: le sue poesie, spesso eccentriche nel linguaggio e nella forma, rivelano comunque un animo sensibile; anche la sua fede, chiara nei termini, è comunque una conquista continua e spesso anche tormentata.

Tu dunque, o madre cara, sii la mia atmosfera,

il più beato mondo, al quale

scevro di peccato io volga;

posami sopra e intorno,

offri il tuo dolce e intatto cielo

al mio torbido sguardo,

penetra nel mio orecchio, amor

divino parla, aria vivace,

e pazienza, preghiera, penitenza;

aria materna al mondo, vaga aria,

in te raccolto e racchiuso

prendi con te il tuo Figlio.

Nelle tue braccia stringilo.

La richiesta che il poeta fa a Maria è di diventare l’atmosfera più bella, affinché il vivere umano sia migliore e trascorra bene, sia soprattutto libero dal male, da ogni male. La serenità mi può raggiungere se qualcuno mi fa sentire la sua presenza, la sua amicizia, il suo sostegno, l’incoraggiamento che proviene da chi ama sempre, ama con totalità, ama perdutamente. Maria si presenta all’uomo, immerso nella sua fragilità e anche nel suo peccato, quando questo si appesantisce, come colei che offre uno sguardo limpido, un volto disteso, un sorriso rasserenante. E oggi tutto questo è divenuto quanto mai necessario, se non vogliamo sentirci sommersi e travolti. Questo nostro povero mondo ha bisogno ancora di essere abitato da chi come lei porta la vita, quella del Figlio, porta la speranza, quella dello Spirito, porta la beatitudine, la medesima che si prova a stringere a sé un bambino, ad abbracciare con tutte le forze quel bambino che dà il solo amore vero, quello di Dio.

5.

UNA LUCE … DALLE TENEBRE

A volte pensiamo che la serenità ci possa derivare dal possedere ciò che noi giudichiamo indispensabile per procacciare e conservare la felicità; dal garantirci appoggi e sicurezze nella considerazione che possiamo avere dagli altri. Dovremmo invece scoprire che la vera serenità abita nei cuori semplici e poveri, quelli che non posseggono nulla e coltivano la sola ricchezza interiore, data dal possesso dello Spirito, perché lui si è impossessato di noi.

La Vergine, povera e umile, che non ha nulla di suo, ma che è dichiarata piena di grazia, risulta riempita di Spirito e proprio per questa ella può gioire di una gioia pura, può godere del grande piacere di ospitare Dio, colui che è davvero tutto, in quello che è e in quello che dà di sé. La sorgente della sua serenità deriva proprio dalla presenza dello Spirito, colui che noi neppure riusciamo ad immaginare e che solitamente pensiamo come irreale, inconsistente, indefinibile. Maria, invece, come sposa dello Spirito, si lascia invadere da lui ed è veramente piena di quel seme divino, che le permetterà di sentirsi poi dilatare dalla carne di Cristo che si forma dentro di lei per un mistero indubbiamente molto bello e molto grande. Al turbamento iniziale, in seguito alle parole dell’angelo, in lei scende una grande pace, quella che la renderà disponibile come la serva del Signore, che proprio per questo si sentirà proclamare beata da tutte le generazioni. Lei, in effetti, è la donna della beatitudine più grande, che la fa essere l’immagine reale e viva della serenità, anche a non apparire, anche a risultare nascosta agli occhi dei grandi e di coloro che inseguono grandezze.

Nell’immagine di Arcabas (1926-2018) della Vergine ricoperta dal manto azzurro, noi vediamo spuntare dal manto i volti di Maria e del piccolo Gesù. la madre sembra voler rinchiudersi nel manto e proteggere con esso anche il bambino, il quale con gli occhi cerca di vedere la realtà attorno a sé. Maria lo custodisce e lo prepara a divenire la luce del mondo, quella che sta sorgendo dietro le spalle, mentre in basso si profila l’orizzonte di un villaggio ancora all’oscuro. Il volto di Maria, che appare come velato, non irradiando la luminosità che sta alle sue spalle, si presenta contrassegnato dalla serenità: le stesse labbra accennano ad un sorriso che infonde un senso di distensione davvero mirabile. Non compaiono decorazioni particolari, per cercare di abbellire e di esaltare questa bella figura di mamma: basta quel tenero volto di figlio che lei custodisce con amore, perché la mamma avverta per sé e irradi da sé una idilliaca serenità. La corona ancora in mano agli angeli e non ancora deposta sul capo, dice che lei è un’autentica regina, anche a non avere nulla addosso che la possa qualificare così. La sua grandezza deriva dalla sua serenità e questa la fa essere beata nella sua umiltà e povertà.

6.

UN FIORE … DAL NULLA

Nella medesima linea si muove la riflessione che proviene da don Primo Mazzolari (1890-1959). Nella sua predica per l’Immacolata esalta il fiore che spunta nel deserto e che si riconosce bello e di valore anche a non avere aspetti appariscenti, se non l’umiltà, la purezza, la semplicità …

La Madonna, che cosa rappresenta nel deserto della tristezza umana e della capacità di male che portiamo dentro di noi? Che cosa rappresenta questo fiore davanti a cui prima una figliola poi un figliolo si inchinano e così comincia la redenzione da un fiore: da qualche cosa che sopravvive. Perché gli uomini possono distruggere, calpestare, possono anche pensare che dove passano non cresca più niente e qualche volta hanno persino questi spaventosi propositi nella loro capacità di odio; ma nessuno può spegnere il bene. È come questo piccolo fiore sperduto che attrae e dà speranza, fiducia e capacità di redenzione e di ricostruzione a questa povera umanità. La Madonna, ripeto, rappresenta questo fiore, questo momento di bene che è cominciato quasi dal niente a ridare la fiducia agli uomini, a ricostruire in ognuno di noi la capacità di bene, perché è la Madonna che è stata ed è davanti a noi in ogni momento della vita, il principio di questa ripresa spirituale che si chiama l’opera della redenzione. Naturalmente, per i nostri poveri ragionamenti e anche direi per le nostre piccole, incomplete esperienze, questo fatto fa sorridere. Perché noi siamo abituati ai grandi avvenimenti, noi siamo colpiti soltanto da quello che con una parola molto alla moda si chiama colossale. Quello che fa colpo, quello che impressiona: sia danaro, sia potenza, sia numero, sia anche tecnica. Allora, ecco: noi abbiamo fiducia in queste cose e non abbiamo misurato che sono appunto queste cose che non tengono, che preparano i crolli, che sono un pochino la costruzione di incapacità segrete che non osiamo confessare, ma che finisce per dare le conseguenze di cui noi un giorno paghiamo e duramente. Chi è che non crede nel bene, chi è che crede in questo piccolo fiore che rappresenta nel deserto del nostro male la resistenza del bene, la riserva della speranza e la speranza della salvezza umana? Naturalmente questa maniera di apparire della Madonna, come un fiore sperduto nel deserto, come, fra qualche giorno, (fa riferimento alla vicina festa del Natale) la maniera di presentarsi di Cristo al mondo, così povero, così dimenticato, così trascurato, che va a finire a nascere in una stalla … voi capite bene che questa ma-niera sconcerta e avete ragione di non darci peso, e avete ragione anche di non crederci. Ma chi è che crede in un fiore? Chi è che crede in un bambino che sboccia da questo fiore? E così vedete che rimane il bene in mezzo all’umanità. Se voi pretendete che il bene conquisti, colpisca, riesca a vincere, voi non dovete pretendere di venire a cercare questa manifestazione della religione, perché il bene – e voi sapete che la religione è la custode del bene, è quella che custodisce dentro di noi le ultime e anche le più povere e più trascurate capacità di bene – non fa rumore. (…) A me non fa fatica di credere che molta gente volga le spalle alla religione, perché in fondo, che cosa presenta? Presenta le cose più insignificanti: vi presenta un fiore, una figliola, un bambino, di cui, quando nasce, nessuno s’accorge che appare su questo mondo la salvezza. Ecco perché voi credete facilmente al male che grida, al male che fa gli scoppi, al male che crea l’arma, al male che crea il missile, che ad un certo momento disubbidisce perfino alla volontà di chi l’ha messa al mondo. Guardate che la cosa più difficile è quella di scoprire la forza del bene racchiusa in un niente; è quella di credere che la salvezza cominci da questa figliola senza colpa originale, cioè un fiore cresciuto nel deserto del male. (…) E’ qui, vedete, il mistero dell’Immacolata, che anticipa con un’armonia profonda e forse poco avvertita, il mistero della Redenzione, che nel Natale si manifesta in maniera completa. Voi mi direte: è tutto qui? il bene è tutto qui? io vorrei capovolgere la domanda e chiedervi: e il male è tutto quello che voi vedete? Voi ci credete nel metodo del male? Cioè il metodo della violenza, il metodo che porta alla schiavitù?, il metodo che impedisce all’uomo di potersi manifestare quale egli è? Se la religione non fosse quel fiore che vi ho detto, cioè quella debolezza gentile e virginale, se non fosse un Bambino, allora io comincerei a dubitare del bene. (…) E’ qui, vedete, dove si differenzia il mondo cristiano e il mondo pagano che continua. Noi crediamo a questo bene che non ha apparenza, che pare il più impotente: niente di più insignificante di un fiore, niente di più insignificante di un bambino appena nato, nella sua impotenza. Eppure, questa è la strada per cui ad un certo momento voi troverete il fiore verginale della Madonna ai piedi di un Bambino che è stato crocifisso: il Figlio di Dio, la Donna eletta, ridotti a queste condizioni. La Madonna incomincia con un fiore che sboccia nel deserto; fa riprendere la speranza della vita e la speranza nella continuità dell’umanità.

Non c’è alcun esplicito riferimento alla serenità che Maria esprime nella sua persona e nella sua esistenza con il Figlio e per lui. Non si parla neppure della serenità che a noi deriva dalla contemplazione di una donna nella sua fisionomia dolce, umile, pacificante. E tuttavia nel delineare la semplicità e la povertà di Maria viene indicato ciò che manca al mondo di oggi, preso e soggiogato da ciò che fa colpo e da ciò che si impone con l’apparato di ricchezza, con il ricorso alla forza bruta, con la pretesa di saperla alla lunga. Qui invece c’è un donna povera che non insegue i metodi del mondo di oggi e di sempre: anche ciò che noi continuiamo a definire un privilegio, la sua Immacolata Concezione, ed è perciò qualcosa che vuole contraddistinguerla ed esaltarla, qui invece risulta essere la descrizione di una grazia da parte di Dio, un dono suo, a cui Maria corrisponde con la sua umiltà, con la sua docilità, con il suo spirito di servizio. Non ha niente di appariscente, non ha nulla di potente, e tuttavia possiede, nello Spirito, il Dio che si è fatto creatura umana, che si è fatto povero, che si è umiliato fino alla croce. Lì dobbiamo vedere la serenità di Maria, la dobbiamo riconoscere nel suo disporre di sé a Dio, diventando il fiore da cui proviene il frutto della salvezza, colui che, entrando in noi, come pane, buono come il pane, ci procura la sola vera dolcezza, quella di essere più umani, perché ci sentiamo sempre più vicini a Dio e con Dio sempre più vicino a noi.

LA NOSTRA MADONNA

E LA SERENITA’ DEI BAMBINI

Come tutti gli anni i bambini della nostra scuola materna offrono il loro omaggio filiale alla mamma comune e un bel contributo alla riflessione per noi tutti, affinchè, imparando da loro, nella loro semplicità e serenità nel vivere, passi a noi il desiderio di vivere meglio, di vivere … sereni!

Accanto all’immagine di Maria custodita nella nostra chiesa e visitata devotamente da chi, passandovi per entrare nel parco, si lascia conquistare dal suo sorriso dolce e rasserenante, troviamo due pannelli. Su di essi è disegnato il mondo nella sua rotondità, con delineati i profili dei continenti. Affacciati sul mondo stanno i volti dei bambini, che essi stessi hanno disegnato, come se volessero ammirare questa bella realtà in cui stanno entrando a dare il loro contributo. Già nei primi anni di presenza sul globo essi si presentano con tutta la carica di vita, che ci auguriamo sia e rimanga sempre serena e rasserenante, come è e come deve essere per ogni bambino. Così ci dicono che essi vogliono entrare per mettervi pace, per portavi la gioia, per far vivere tutti più sereni. E, mettendosi attorno alla mamma comune, così bella con il suo sorriso e così desiderosa nel gesto di lasciare a noi il bambino e di depositarlo soprattutto nel cerchio degli altri bambini, essi ci vogliono dire che proprio qui possiamo attingere quella distensione di cui abbiamo bisogno per far fronte ai mali presenti e a quelli futuri. Nello stesso tempo il loro schieramento all’esterno del globo, crea una sorta di abbraccio, come se i bambini volessero stringere a sé il mondo intero, allo stesso modo con cui vorrebbero prendere in braccio il bambino che sta sfuggendo alle mani premurose di Maria, perché Gesù vorrebbe stare con noi, ma soprattutto con i bambini che lui ha sempre prediletto e indicato a noi per imparare a crescere come loro. Questo loro abbraccio e questa loro posizione attorno come se lo volessero difendere, esprimono il desiderio di pace, che tutti sentiamo di condividere in un passaggio difficile della storia presente che ci vede tutti turbati per scenari di guerra vicini e più che mai minacciosi. E sembrano pure come un coro, che vuole intonare canti di gioia, per elevare una voce, quella dei bambini, più alta e più bella del rumore di armi o di cannoni. Questo loro agitarsi nel gioco, nel canto, nella festa, ci fa ben sperare: la presenza dei bambini in questa posa deve frenare chi avanza in armi, deve far tacere chi dice parole arroganti, deve distendere chi presenta un volto minaccioso. I nostri bambini in questa loro maniera di presentarsi vogliono far sentire la presenza di tanti altri bambini spenti nel nascere, nell’affacciarsi a questo mondo: la violenza dei grandi, la loro incapacità a tutelare chi è piccolo, il solo vero futuro del mondo, li ha fatti uscire presto dalla scena del mondo. Ascoltiamo la loro voce e da loro impariamo, diventando semplici e sereni come loro, a far trionare la pace, a far vincere l’affabilità, a creare sempre e solo attorno a noi la distensione degli animi e la serenità che viene da Dio, per mezzo di Maria.

PREGHIERA A MARIA,

MADRE DELLA SERENITA’

Dolcissima Madre nostra, Maria, nostra Signora del Parco,

tu, abitando in mezzo a noi, con la tua immagine serena,

sei la Regina dell’armonia, che attira a sé tanti fedeli.

Noi abbiamo avuto la grazia di vivere in questo piccolo angolo di mondo,

rallegrati dalla presenza di un parco, che ci fa stare bene.

Molti vengono da noi per entrarvi e per gustare un momento di pace.

Tutti riconoscono che di qui ci viene armonia e bellezza.

Ma sei soprattutto tu l’immagine della bellezza divina,

sei tu il richiamo all’armonia celeste,

sei tu che noi vogliamo vedere per ritrovarci con l’animo sereno.

Aiutaci, cara mamma, a vivere in un grande spirito di serenità;

aiutaci a portare ovunque la tua serenità;

aiutaci ad essere la trasparenza di una serenità, tanto rara oggi.

Guarda a questo mondo, che è pure tuo, ed ha bisogno di te:

aspira alla pace e si trova con la guerra;

desidera la giustizia e vede diffondersi l’ingiustizia;

cerca l’unione ed è quanto mai diviso nel trionfo dell’egoismo.

Con la tua presenza amabile e con il tuo volto sereno,

aiutaci a coltivare la fiducia e la speranza:

tu sei sempre con noi e ci vuoi bene come una mamma che rasserena,

mostrandoci il tuo piccolo Gesù, nostra guida e nostra pace.

 

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