IO CREDO … sabato “in traditione symboli”

 

SABATO “IN TRADITIONE SYMBOLI” (per una consegna della fede in un periodo in cui è messa a dura prova)

4 aprile 2020 – nella memoria della morte di S. Ambrogio

La tradizione liturgica ambrosiana propone nel sabato precedente la Settimana Santa, definita “Authentica”, una celebrazione particolare che predispone i battezzandi della vicina Veglia pasquale a confessare la propria fede in pubblico. Questo giorno è ancora oggi definito il sabato “In traditione symboli”. È dunque il giorno della consegna del “CREDO”, che i catecumeni dovevano imparare, per essere pronti a dirlo con la comunità cristiana nella notte di Pasqua. Erano preparati a questo durante la Quaresima – durante il suo episcopato Ambrogio ci teneva a dare personalmente le istruzioni necessarie – e qui con la consegna si avviava l’ultima fase corrispondente alla settimana della Passione. Ancora oggi si conserva questo rito, che non solo serve a quanti da adulti si accostano al Battesimo, celebrato nella notte di Pasqua; è ormai una tradizione che i giovani, anche ad essere già battezzati, si trovino con il Vescovo in questa circostanza per rinnovare la propria fede da testimoniare poi nel vivere quotidiano. E questo deve valere un po’ per tutti, in modo particolare in un tempo nel quale si pensa sempre più che la fede sia una questione privata e che non abbia più alcuna rilevanza sociale. Perciò anche noi, siamo chiamati in questo giorno a “rinnovare” la nostra fede: siamo invitati a dire il “simbolo”, cioè il riassunto della fede, codificato con le formule del Credo apostolico, quello imparato con il catechismo, e poi riproposto con la fede elaborata e sostenuta nei Concili di Nicea e di Costantinopoli, per riaffermare rispettivamente la fede nella divinità di Gesù e nella divinità dello Spirito, da noi oggi detto durante la Messa. Dobbiamo usare, sì, queste formule, ma le dovremmo dire cercando di comprendere meglio le parole che diciamo, e che non dicono soltanto dei concetti, quanto piuttosto l’essere di Dio che corrisponde pienamente al suo agire “per noi e per la nostra salvezza”.

La nostra fede, oggi, è sottoposta a dura prova. Lo è da sempre, perché credere non significa solo ammettere che da qualche parte Dio esiste, ma soprattutto che noi ci fidiamo di lui, in risposta alla fiducia che egli ha nei nostri confronti, e che ci dimostra tendendoci sempre quella mano, che spesso non vediamo, parlandoci a cuore aperto anche quando a noi sembra che non ci sia, dimostrandosi vicino a noi nella stessa nostra passione, anche quando a noi pare di essere completamente soli, come Gesù sulla croce.

Proviamo a dire la nostra fede. Proviamo a rinnovarla. Proviamo a ribadire tutta la nostra corrispondenza a quel Dio che “ non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande”!

CREDO. Sì, anche in questo momento difficile, io credo. Sì, anche in questo tempo di isolamento totale, cerco un appiglio, cerco un sostegno, cerco una mano tesa. E la trovo! È la tua mano, o Dio, che sei davvero paterno e davvero onnipotente. Sei paterno perché Padre di colui che abbiamo conosciuto e che sentiamo dalla nostra parte, Gesù. Sei onnipotente, perché Padre datore di vita nello Spirito, che non ci manca mai, anche quando ci manca tutto.

CREDO in te, Dio, con la mano aperta e disponibile, mentre noi andiamo a tentoni, mentre noi annaspiamo, mentre noi cerchiamo un’aria più respirabile. Credo in te, o Dio, con tutti coloro che sono soli, disperati, e desiderosi di un vivere che sentono venir meno. Tu sei l’unico che, tendendo la mano, può far sentire loro il solo appoggio per l’estremo passaggio. Essi si affidano a te, perché credono in te. Noi li affidiamo a te, perché ti riconosciamo Padre, in questo ritorno a casa, nostra e loro. E così, credendo, noi sentiamo che la vita cresce e si fa più bella, anche a divenir più impegnativa; sentiamo di essere più forti nel combattere; sentiamo di poter andare all’infinito, abbracciati da te.

CREDO. Continuo a credere in te, Padre della vita, perché da te vedo provenire tutte le cose visibili, e a te vedo andare tutti gli esseri che entrano nel tuo mondo, per noi invisibile, ma non meno reale. In te tutti i nostri cari, partiti da questo mondo, conoscono la vera consistenza, che a noi sembra perduta in questa devastazione. In te noi continuiamo ad avere consistenza, anche se il male ci circonda e ci prende, ci soffoca e ci annienta. Ma tu, Signore di ogni essere, e soprattutto Padre di ogni uomo, non perdi nulla e nessuno! A te, allora noi affidiamo questa nostra esistenza debole, e affidiamo questi nostri cari che ci hanno lasciati per approdare al tuo Regno.

CREDO in te, Signore Gesù. Credo in modo particolare che tu, essendo il Figlio di Dio, ti sei fatto figlio dell’uomo per noi. Sì, o Gesù, tu, divenendo uomo nell’Incarnazione, hai preso la nostra carne mortale, con la sua debolezza, con la sua fragilità, con la sua mortalità. Sei entrato nel nostro vivere e nel nostro morire, e così hai pure tu affrontato il dolore e la morte.

Tu, Signore, puoi comprendere la nostra miseria, perché l’hai presa su di te, come buon Samaritano. Tu, Signore, puoi capire la nostra debolezza, perché anche tu sei stato tentato e hai provato angoscia. Tu, Signore, puoi intendere il nostro grido di dolore, perché anche tu lo hai elevato al Padre. Per questa tua condivisione del nostro vivere, crediamo che tu sei davvero il Salvatore.

E ci affidiamo a te, perché tu ti sei consegnato a noi, nella tua passione, vissuta per noi e per la nostra salvezza. Sì, hai sanato tanti mali in molti uomini e in molte donne che hai incontrato sul tuo cammino: hai mondato i lebbrosi, toccandoli nella loro carne contagiata e infetta, perché potessero rientrare in società; hai fatto vedere ai ciechi perché potessero scoprire le tue meraviglie; hai fatto parlare i muti, perché facessero risuonare la tua Parola con la loro voce e la loro fede; hai fatto camminare gli storpi e i paralitici, perché si muovessero sulle tue vie, sicuri e decisi; hai risuscitato i morti, perché anche lì, nel loro decomporsi che fa svanire ogni bellezza, vuoi far sentire la tua vicinanza con la nostra morte. Soprattutto per questa tua vicinanza ai nostri dolori e alla nostra morte, noi crediamo.

CREDO. Io credo fermamente in te, Signore, che hai vinto la morte assumendola; l’hai vinta, mettendoti in un sepolcro come un seme; l’hai vinta, risorgendo, affinché, quando siamo noi a morire, non ci lasciamo sgomentare, in questo passaggio, che hai vissuto tu con noi, perché noi lo viviamo con te. Io credo in te, Signore, seduto alla destra dell’Onnipotente come nostro Mediatore: tu, come sempre dalla parte di Dio, perché noi pure possiamo partecipare della vostra gloria; tu, portatore della nostra carne resa gloriosa nella passione, perché noi pure possiamo risorgere; tu, atteso come giudice per dare compimento al Regno e presentarlo al Padre ormai realizzato secondo il suo disegno.

CREDO. Continuo a credere in te, Redentore della vita, che hai fatto ritrovare nell’amore il senso della vita. Insisto a credere nel tuo sacrificio che rinnovi con l’eucaristia e nel martirio di tanti, che vivono come te, nell’offerta di sé, anche fino al supremo sacrificio. E lo vediamo, Signore crocifisso, nei tanti che hanno assunto la tua lezione di vita e si prodigano come te. E, vedendolo con ammirazione, ci disponiamo anche noi a credere, quando è più difficile; a sperare, quando sembra impossibile; ad amare sempre, ad amare tutti, ad amare sino alla fine. Avendo amato, come hai amato tu, Figlio di Dio e fratello nostro, la tua vita è risorta, per dare speranza a noi che rimaniamo presi nei lacci della morte. Ma noi crediamo che un giorno risorgeremo e saremo con te, che stai alla destra del Padre, assunto nella gloria a cui tu, divino Redentore, sei asceso.

CREDO. Continuo a credere in te, che ci sostieni nel cammino della vita e non ci abbandoni. Credo sempre più, anche a veder morire; credo che questa morte non è la parola definitiva, perché tu vuoi ricapitolare ogni cosa, non vuoi perdere nessuno, vuoi ricomporre nella pienezza della vita. Così, credendo, sperando e amando, attendiamo il tuo ritorno, attendiamo il tuo giudizio di salvezza, attendiamo la ricomposizione di ogni cosa per godere in eterno accanto a te nella gloria.

CREDO in te, Spirito divino, che il Padre ha mandato come anima del vivere suo, perché sia pure il nostro. Credo in te, Spirito d’amore, che provieni dal Padre generatore di ogni vita e dal Figlio che la rigenera. Credo in te, Spirito di vita, che sei davvero il Signore incontrastato, anche a dover combattere lo spirito del male. Sei definito Signore, come il Padre e come il Figlio e adorato e glorificato come loro, perché tu sei lo Spirito che procede da loro. Dal Padre viene a noi la vita stessa di Dio, proprio con te. Dal Figlio viene a noi la rigenerazione della vita, proprio con te, donato sulla croce. Da te, o Spirito, viene a noi la vita che è in Dio e che ci fa vivere secondo Dio.

Tu, Signore, sei davvero il seme di vita che sempre genera e rigenera,  vincendo in noi e attorno a noi ogni forma di male, che può mortificare il corpo, ma non lo spirito. Sii in noi la forza dominante che ci aiuta a combattere il male. Sii in noi il Consolatore, che dà solidità al nostro vivere, pur nella nostra debolezza. Sii in noi il dolce Ospite che ci sostiene sempre anche se attorno il male ci assedia.

CREDO. Continuo a credere che tu sei più forte di ogni male, perché hai il soffio della vita che ci fa aspirare a vivere al meglio, sempre più in alto; perché nella lotta contro il male non ci lasci soli e ci riconforti; perché il tuo parlare e il tuo agire misterioso ci aiutano a guardare oltre il nostro orizzonte.

CREDO in te, Spirito Santo. Continuo a credere che la tua energia ricompone le ossa aride e dà loro vitalità. Continuo a credere che in questa esistenza, lunga o breve che sia, non si perde nulla , grazie a te. Continuo a credere che tu sei davvero più forte della morte e ci ridarai la vita che ora scompare.

E così aspetto, in questo mondo sempre da ricostruire, in questa Chiesa sempre da riformare, il rifiorire della vita, che oggi sembra avvizzire. Mi aspetto che nella risurrezione della carne, quella che ora pare destinata a svanire, ritroveremo, con il soffio divino, la vita che in Dio è eterna.

In questa attesa, che ha il sapore e il dolore di un travaglio da parto, credo fortemente nella comunione dei santi, quella che qui viviamo nella Chiesa, tra i credenti di ogni confessione e in mezzo agli uomini di buona volontà, quella che vediamo realizzata nell’abbraccio di Dio, che proprio nella solitudine amara, creata da uno spirito malefico, avvertiamo come necessario, come il gesto amoroso delle persone trinitarie che vogliono allargare il loro vivere a noi.

E allora continuiamo il nostro cammino, anche a sentirci dispersi, divisi, distrutti, credendo nella vita eterna, la vita di Dio, quella che lui vive già con noi e per noi, in attesa di sentirci tutti uniti, tutti realizzati nella vita del mondo che verrà.

AMEN.

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