Alessandro Manzoni: Inni Sacri.

Tempi e modi per dedicarsi alla poesia di contenuto religioso.
Tra le opere minori di Manzoni spiccano i cosiddetti “Inni Sacri”, che sono variamente accolti e interpretati nella panoramica del lavoro dello scrittore e anche nella produzione letteraria in genere, dentro il percorso della storia letteraria italiana. C’è chi li esalta per il messaggio e anche per la parlata popolare, che li fa essere una delle espressioni più vicine alla sensibilità della gente comune; e c’è, naturalmente, chi giunge ad una stroncatura senza appello, proprio perché il messaggio di fede, che un neofita come Manzoni vuole offrire, fa velo alla ispirazione poetica e proprio perché la modalità con cui si esprime non consente una giusta armonizzazione fra ciò che dice e il modo con cui lo dice.
Indubbiamente si tratta di un’opera che dovremmo classificare come opera giovanile; ma in realtà Manzoni era ormai approdato alle età matura, se non altro perché siamo al rientro a Milano da Parigi, quando, con lo stesso matrimonio, si direbbe che egli “mette la testa a posto” e soprattutto si professa ormai credente. Proprio per questo egli non vuole più occuparsi di miti e di favole, come quelle finora perseguite con le sue sperimentazioni poetiche di chiaro stampo scolastico. Certamente lo scrittore è entrato in una fase della vita, nella quale sta cercando un suo equilibrio dopo gli ardori giovanili; e lo sta cercando, mentre aderisce a quella fede cattolica che aveva incontrato a Parigi e che gli veniva ri-chiamata pure a Milano da sacerdoti di stampo giansenista, per certi versi innovatori rispetto a schemi clericali e religiosi troppo conservatori.
Il progetto di lavoro prevedeva ……… (Per continuare a leggere, cliccare  sul link: ALESSANDRO MANZONI Inni Sacri)

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